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Falsi incidenti stradali, quattro arresti dei carabinieri

di :: 21 gennaio 2020 11:52 :: aggiornamento 22 gennaio 2020 10:49

tribunale

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Quattro persone sono state arrestate da carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria della Procura di Catania nell'ambito dell'inchiesta 'Fake crash' su falsi incidenti stradali. Secondo l'accusa, sono il presunto promotore della truffa, Pietro Bellaprima, di 56 anni, condotto in carcere, e altri tre indagati posti ai domiciliari: Agata Zingarino, di 46 anni, l'avvocato Giuseppina Ferrigno, di 46, e il medico legale Epifanio Rapisarda, di 66. Il Gip ha sospeso per sei mesi dalla professione forense un altro avvocato, Claudia Maria La Porta, di 47 anni. I carabinieri hanno anche notificato un avviso di conclusione indagini della Procura per complessive 36 persone. Secondo la ricostruzione, sarebbero stati accertati almeno 18 falsi incidenti, tra Catania e Misterbianco, che erano incardinati con documentazione sanitaria, secondo l'accusa, falsa e indottrinando falsi testimoni, e sui quali le compagnie assicurative hanno presentato denunce, costituendosi parte offese con una danno patrimoniale accertatodi circa 100mila euro.

Le indagini dei carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria della Procura di Catania sono iniziate nel giugno del 2017 e si sono concluse nel gennaio del 2019. I cinque destinatari del provvedimento cautelare del Gip sono accusati di "avere costituito una associazione per delinquere, di fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona e di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità". Le indagini, che si sono avvalse di intercettazione, servizi dinamici e da acquisizioni documentali. Il gruppo, seocndo la ricostruzione degli investigatori, si avvaleva anche della cooperazione di molti altri complici i quali, di volta in volta, gli procacciavano o suggerivano i sinistri che, poi, venivano contraffatti nell'istruttoria o simulati del tutto. Nel dettaglio, il modus operandi, ricostruito dalle indagini, "consisteva sia nel creare ad arte documentazione sanitaria e dichiarativa falsa o alterata, sia nell'indottrinare falsi testimoni che avrebbero dovuto fornire formali dichiarazioni agli agenti accertatori delle varie compagnie di assicurazione".

 
 
 
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