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Esecutivo il dissequestro dei beni dell'imprenditore Mario Ciancio Sanfilippo

di :: 07 aprile 2020 16:01

mario ciancio sanfilippo

mario ciancio sanfilippo

E' esecutivo il dissequestro dei beni dell'imprenditore ed editore del quotidiano 'La Sicilia' Mario Ciancio Sanfilippo. Il provvedimento era stato disposto dalla sezione Misure di prevenzione, dopo che la seconda Corte d'appello ha rigettato il ricorso di sospensione dell'esecutivita' dell'ordine di revoca del sequestro disposto il 24 marzo scorso da un'altra sezione della Corte d'appello di Catania. Tra i beni dissequestrati ci sono le societa' che controllano i quotidiani La Sicilia e Gazzetta del Mezzogiorno e le emittenti televisive Antenna Sicilia e Telecolor. La Corte, si legge nelle 5 pagine del dispositivo motivato emesso nelle more del "preannunciato ricorso della Procura generale in Cassazione", che e' stato gia' depositato per il sequestro dei beni, ritiene che "l'istanza di sospensione non puo' trovare accoglimento risultando estremamente generica".

Il sequestro finalizzato alla confisca per beni stimati in complessivi 150 milioni di euro era stato chiesto dalla Procura Distrettuale ed eseguito il 24 settembre del 2018 dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Catania nell'ambito del processo per concorso esterno all'associazione mafiosa in cui l'imprenditore e' imputato, dopo una prima archiviazione del gip poi annullata dalla Corte di Cassazione. I Giudici hanno rilevato "diverse incongruenze" nella "richiesta di sospensione con riguardo alle societa' costituenti il cosiddetto gruppo Ciancio" che in questa parte "rende la richiesta della Procura inammissibile per carenza di interesse". "Le ulteriori deduzioni a supporto del pericolo di dispersione delle societa' - ritiene ancora la Corte - si appigliano a fattori 'imprecisi e generici' che non consentono di apprezzare il rischio di default quale indice della elusione della elusione della 'misura di prevenzione'.

Ne' d'altra parte, la generale e contingente contrazione dei ricavi conseguente la pandemia da Covid-19 puo' costituire elemento significativo di una carenza di liquidita' a breve-medio termine tale da determinare l'imminente default essendo notorie le misure a sostegno delle imprese colpite dall'epidemia varate dal governo con in cosiddetto 'Cura Italia'". La Corte d'appello "non evidenziando presupposti per concedere la sospensione" ha quindi disposto il "rigetto della richiesta della Procura generale".

 
 
 
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