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Duplice omicidio di Librino,
uccisi per contrasti "storici" tra clan

di :: pubblicato il 15 agosto 2020 13:47 :: aggiornato il 18 agosto 2020 12:33

Duplice omicidio di Librino,uccisi per contrasti storici tra clan [...]

A sei giorni esatti dal duplice omicidio avvenuto a Librino, i carabinieri del Comando Provinciale di Catania guidati dal Col. Raffaele Covetti, hanno eseguito un provvedimento di fermo, su disposizione Procura di Catania guidata da Carmelo Zuccaro, nei confronti di cinque persone. A tutti viene contestato il reato di "omicidio aggravato, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi e lesioni personali, in concorso e aggravati dal metodo mafioso, al fine di agevolare il clan dei ''Cursoti Milanesi''.

L'indagine portata avanti dai militari del Nucleo Investigativo, coordinati dall'aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto procuratore Alessandro Sorrentino, si è avvalsa anche di alcune dichiarazioni acquisite nell'immediatezza dei fatti. Questo avrebbe consentito di ricondurre il duplice omicidio e i tentati omicidi dello scorso 8 agosto, "ad una ritorsione conseguente a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte tra il gruppo dei ''Cursoti Milanesi'' e il clan ''Cappello''.

Secondo la ricostruzione, la vicenda ha avuto inizio il 7 agosto, quando Carmelo Di Stefano ritenuto vicino ai ''Cursoti Milanesi'', a seguito di contrasti personali insorti nel passato, ma a quanto pare ancora presenti, secondo l'accusa, "avrebbe organizzato una vera e propria spedizione punitiva presso l'esercizio commerciale di Gaetano Nobile anche lui indagato, il quale avrebbe avuto la peggio venendo colpito ripetutamente anche con dei caschi insieme ad altri due. Uno di questi, ha perso la vita, e uno è rimasto ferito il giorno del duplice omicidio".

I militari, avrebbero appurato che Nobile, al fine di giungere ad un definitivo chiarimento con Di Stefano, avrebbe "richiesto l'intervento di soggetti appartenenti al clan ''Cappello'' e da qui è scaturito l'incontro dell'8 agosto di circa 20 persone, tutte a bordo di motoveicoli e scooter, nonché la decisione di recarsi nelle zone di pertinenza dei ''Cursoti Milanesi'' per rintracciare Di Stefano e gli altri partecipanti al raid del giorno prima presso il mini market di Nobile ed ottenere spiegazioni su quanto accaduto".

"Quindi, secondo la ricostruzione, il gruppo di motociclisti, dopo essere partito da ''monte pidocchio'' nei pressi del cimitero di Catania ed avere percorso la via Acquicella, i quartieri di San Berillo nuovo e di San Giorgio, sarebbero giunti all'altezza della strada che conduceva al viale Grimaldi, dove è scattato l'agguato, dove sarebbero state utilizzate diverse armi dagli indagati che, preventivamente allertati, a bordo di auto e scooter, avevano pianificato una contromossa, dove hanno perso la vita D'Alessandro e Scalia, nonché il ferimento di altri.

Le indagini dei carabiieri, avrebbero "consentito di far emergere la figura di Di Stefano, come il presunto reggente del gruppo mafioso dei ''Cursoti Milanesi'', il quale, secondo l'accusa, oltre ad aver organizzato ed istigato il gruppo di fuoco, come ricostruito, avrebbe guidato anche la violenta aggressione del 7 agosto ai danni di Nobile, ma avrebbe anche partecipato materialmente all'eclatante azione finalizzata ad uccidere i soggetti ritenuti appartenenti ad un clan rivale". Di rilievo sicuramente anche il coinvolgimento di uno degli uomini di più stretta fiducia di Di Stefano, ovvero Carmelo Sanfilippo Martino, emerso come protagonista anch'egli dell'aggressione violenta ai danni di Nobile, nonché del conflitto a fuoco avvenuto la sera dell'8 agosto.

Il provvedimento emesso in pochissimi gioeni dal duplice omicidio, "si inquadra in un'ampia strategia di contrasto della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania e dei Carabinieri del Comando Provinciale, che ha consentito, al momento, di prevenire tempestivamente ulteriori iniziative violente dei clan, la cui operatività sul territorio e la frizione sarebbero state anche accertate in recenti attività di polizia giudiziaria".

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