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Due morti nella roccaforte di Librino,14 ordinanze

di :: pubblicato il 20 aprile 2021 07:56 :: aggiornato il 02 maggio 2021 14:46

I Carabinieri del comando provinciale di Catania, hanno eseguito una misura cautelare in carcere emessa dal Gip nei confronti di 14 persone indagate, a vario titolo, di concorso in duplice omicidio, sei tentati omicidi e porto e detenzione illegale di armi da fuoco in luogo pubblico. A tutti la Dda contesta l'aggravante di avere agito per motivi abbietti ed avvalendosi delle condizioni previste dall'associazione di tipo mafioso, al fine di agevolare i clan di appartenenza. Al centro dell'inchiesta la sparatoria dell'8 agosto 2020 quando alcuni presunti affiliati ed esponenti di vertice dei clan mafiosi dei 'Cursoti milanesi' e dei Cappello, su almeno 14 motoveicoli, si sono scontrati nelle strade del rione di Librino. Il bilancio dello scontro armato fu di due morti e di diversi feriti. "Esito, che secondo la Procura di Catania, poteva essere ben più nefasto se si considera che lo scontro a fuoco si è verificato di sera nel popoloso quartiere di Librino, caratterizzato da un'elevata densità abitativa e dove i residenti, tra cui donne e bambini, soprattutto per la calura estiva, sono soliti trattenersi in strada fino a tardi". 

Le vittime dell'agguato furono Luciano D'Alessandro, di 43 anni, ed Enzo Scalia, di 29, detto Enzo 'negativa'. Lo scontro a fuoco sarebbe avvenuto al culmine di tensioni tra le due bande per questioni legate principalmente alla vendita della droga tra il centro storico e la periferia di Catania, ma anche per dei rancori personali legati al corteggiamento di una donna che aveva una relazione con un boss avversario. Qualche giorno prima esponenti dei Cursoti milanesi avevano litigato furiosamente con affiliati del clan dei Cappello per strada: si erano affrontati prima a viso aperto a colpi di casco per poi inseguirsi tra le auto in sosta. Da qui la rivalsa del gruppo che armato avrebbe deciso di sfidare gli avversari nella roccaforte di Librino. L'indagine dei carabinieri del comando provinciale, coordinata dal colonnello Piercarmine Sica, ha permesso di ricostruire gli accadimenti e di definire le responsabilita' personali in ordine ai gravissimi fatti di sangue.

Sono cinque gli presunti affiliati al clan dei Cursoti milanesi finiti in manette la notte scorsa: sono Roberto Campisi di 51 anni, Giovanni Nicolosi, Michael Sanfilippo, Davide Agatino Scuderi e Rosario Vignianesi. Il capo, Carmelo Di Stefano, e Martino Sanfilippo, quest'ultimo poi diventato collaboratore di giustizia, vennero arrestati cinque giorni dopo la sparatoria. Nove invece quelli appartenenti al clan Cappello: Massimiliano Cappello di 54, Sebastiano Cavallaro di 29, Renzo Cristaudo di 38, Gaetano Ferrara di 34, Luciano e Santo Guzzardi rispettivamente di 57 e 29 anni, Salvuccio Lombardo Junior di 27 anni, Gaetano Nobile di 36, e Rinaldo Puglisi di 46 anni.

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