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Blitz delle fiamme gialle, sequestro per 50milioni

di :: 10 febbraio 2021 07:56

guardia di finanza

guardia di finanza

Sono in tutto diciassette societa' e 48 immobili, per un valore di 50 milioni di euro, i sequestri eseguti dalla Guardia di finanza del Comando provinciale di Catania, in Sicilia, Lombardia e Veneto. Si tratta di beni in mano alla mafia e in particolare al clan Scalisi-Laudani. All'operazione hanno preso parte cento militari delle fiamme gialle etnee, con il supporto dello Scico, il Servizio centrale investigazione criminalita' organizzata. Ventisei gli indagati destinatari delle misure cautelari personali e reali emesse dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Contestati i reati di associazione a delinquere di tipo mafioso e trasferimento fraudolento di valori al fine di eludere la normativa antimafia.

Il clan Scalisi di Adrano, secondo la ricostruzione degli investigatori, aveva una "forte capacità di inserirsi nel tessuto economico-sociale e di infiltrarsi in strutture produttive attive sull'intero territorio nazionale e con sede nel Nord-Est, dalle quali traeva poi finanziamento". E' quanto emerge dalle indagini del nucleo di Polizia economico-finanziaria (Pef) di Catania culminata con l'operazione 'Follow the money' con 26 indagati, cinque dei quali in carcere, e il sequestro di beni per oltre 50 milioni di euro tra Sicilia, Lombardia e Veneto. L'inchiesta della Dda della Procura etnea ha permesso di accertare che il boss Giuseppe Scarvaglieri, sebbene detenuto in regime di 41bis, il cosiddetto 'carcere duro', abbia "continuato a rappresentare il punto di riferimento dell'associazione criminale, dirigendo dalla prigione l'attività del clan e ciò grazie soprattutto al nipote, Salvatore Calcagno (tra gli arrestati, ndr), al quale è stato riconosciuto un ruolo di assoluto rilievo nell'ambito del sodalizio quale portavoce dello zio sul territorio e supervisore degli investimenti".

Le indagini del Gico del nucleo Pef di Catania hanno messo in luce l'ipotesi di concorso esterno nell'associazione mafiosa per due imprenditori catanesi: Antonio Siverino, detto il 'Miliardario' e il figlio Francesco. Secondo la Dda etnea avrebbero "occultato il patrimonio di Scarvaglieri, con plurime intestazioni fittizie di beni e società illecitamente acquisiti". Allo stesso tempo, secondo l'accusa, il rapporto con la cosca sarebbe servito loro "a incrementare in maniera costante e considerevole le disponibilità economiche e finanziarie, potendo contare sugli ingenti e illeciti apporti di capitale derivanti dalle attività della consorteria criminale e sulla protezione offerta loro dallo stesso clan". Grazie a questi contatti, accusa la Procura, i Siverino, che operavano nel settore della logistica e dei trasporti ad Adrano, "hanno progressivamente esteso sull'intero territorio nazionale le loro illecite attività imprenditoriali, gradualmente diversificandole e rilevando anche società operanti nel settore della commercializzazione dei prodotti petroliferi in Veneto e Lombardia".

 
 
 
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