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Blitz dei carabinieri, emesse 40 ordinanze

di :: pubblicato il 04 maggio 2021 08:50 :: aggiornato il 06 maggio 2021 16:34

Blitz dei carabinieri, emesse 40 ordinanze

Sono quaranta i provvedimenti emessi dalla Procura di Catania, di questi, 30 di custodia in carcere e 10 agli arresti domiciliari. Gli indagati sono accusati dell’accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche da parte dell’INPS; i fatti sono contestati sino all’agosto 2019. Mentre le indagini sono scattate nell’ottobre 2017, grazie alle dichiarazioni rese dapprima dai collaboratori di giustizia Mirko e Gianluca Presti, e poi dai collaboratori Orazio Farina e Giuseppe Caliò.

Le indagini dei carabinieri hanno permesso di ricostruire gli organigrammi di due gruppi mafiosi della famiglia Santapaola-Ercolano presenti sul territorio di Paterno' e Belpasso, oltre che di individuare le varie attivita' illecite degli affiliati, non soltanto di un fiorente traffico di marijuana e cocaina, ma anche estorsioni, riciclaggio e ricettazione, e una situazione di grave condizionamento del tessuto economico locale. Dalle indagini sarebbero emersi anche contributi ai clan da parte di imprenditori di Paternò con condotte volte a favorire consapevolmente le illecite attività del clan.

Tra i personaggi di spessore criminale vi e' Santo Alleruzzo, il quale, benche' condannato all'ergastolo per duplice omicidio, mafia e traffico di droga e detenuto, approfittava dei permessi premio per ritornare a Paterno', suo paese d'origine nel quale durante i summit mafiosi, secondo la ricostruzione, continuava ad impartire ordini e direttive per la gestione degli affari del clan. I militari dell'Arma hanno scoperto, tra l'altro, che il titolare di una ditta di commercio di prodotti ortofrutticoli, versando una percentuale degli utili di impresa ai vertici mafiosi e consentendo agli stessi di concludere affari occultamente, otteneva la loro protezione per imporsi alla concorrenza e per gestire eventuali problemi con i creditori; un proprietario di importanti gioiellerie, invece, consentiva allo stesso capo clan, di operare compravendite in contanti di diamanti, orologi e gioielli - senza rendicontazione fiscale - permettendo cosi' di compiere attivita' di riciclaggio.

Gli investigatori del Comando Provinciale Carabinieri di Catania, nell'ambito dell'operazione antimafia 'Sotto scacco', hanno evidenziato come che tra le attività criminali condotte dai gruppi criinali riconducibili alla famiglia Santapaola-Ercolano, vi era anche la progettualità di far arrivare ingenti carichi di cocaina dall'Ecuador nascosta in container contenenti banane, nonché un tentativo di estorsione ai danni della nota azienda dolciaria siciliana 'Condorelli' non andato a buon fine grazie alla ferma opposizione della vittima che si è rivolta ai carabinieri.

Nel corso delle indagini e' stato anche documentato un ulteriore canale di finanziamento delle casse del clan: l'indebita percezione dell'indennita' di disoccupazione agricola. Attraverso una rete di ditte compiacenti, consulenti del lavoro disponibili e soggetti che si prestavano a fungere da falsi "braccianti agricoli", l'organizzazione predisponeva tutta la documentazione necessaria ed inoltrava all'Inps le domande per l'indennita'. Successivamente venivano effettuate numerose attività tecniche e di riscontro da parte dei Carabinieri della Compagnia di Paternò, all’esito delle quali emergeva che il clan mafioso operante in Paternò e facente parte del clan “Santapaola-Ercolano”, al suo interno era a sua volta articolato in tre gruppi, facenti rispettivamente capo alle storiche “famiglie” mafiose Alleruzzo, Assinnata e Amantea. Le indagini dei militari, hanno permesso di ricostruire che il capo ed organizzatore del gruppo, da gennaio 2018 a giugno 2019, era Pietro Puglisi, soggetto già condannato definitivamente.

I militari sono riusciti a delineare la ripartizione in sottogruppi del clan mafioso: il gruppo che faceva riferimento alla famiglia Alleruzzo, guidato dall’ergastolano Santo Alleruzzo; il gruppo che faceva capo alla famiglia Assinnata, con a capo Pietro Puglisi e Domenico Assinnata Senior, quest’ultimo quale figura storica e carismatica del clan; il gruppo che faceva capo alla famiglia Amantea guidato da Salvatore Vito Amantea e Giuseppe Beato, quest’ultimo già stretto collaboratore di AFrancesco Amantea, padre di Salvatore Vito, storico uomo d’onore del clan; ed infine il gruppo di Belpasso, gestito da Barbaro Stimolo e Daniele Licciardello. Altre figure imprenditoriali di Paternò, secondo l’accusa: “in rapporti con il clan erano quelle di Angelo Nicotra, proprietario di importanti gioiellerie, e di Enrico Maria Corsaro, ai quali venivano contestate condotte volte a consentire rispettivamente a Puglisi Pietro e ad Amantea Vito Salvatore di nascondere la provenienza illecita di beni e somme di denaro”.

 
 
 
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