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A Catania il convegno per il Progetto ponte sullo Stretto

di :: 11 luglio 2020 17:52

A Catania il convegno per il Progetto ponte sullo Stretto

Si è svolto presso la sede dell’Università eCampus di Catania il convegno “Il Ponte di Messina rilancio necessario per il decollo del Sud”, frutto della sinergia organizzativa di Università eCampus, Confindustria Catania, Ordine degli ingegneri di Catania, Fondazione dell’Ordine degli ingegneri di Catania, Consulta degli Ordini degli Ingegneri di Sicilia, Federazione degli Ordini degli ingegneri della Calabria, Archimed, Ordine degli architetti di Catania, Fondazione dell’Ordine degli architetti di Catania e Collegio dei geometri e dei geometri laureati di Catania.

Durante i saluti istituzionali, il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, ha sottolineato «la grandissima valenza economica dell’opera per tutta la regione e per il Sud Italia, non solo per gli anni della costruzione, che, va da sé, vedrebbero un boom occupazionale senza precedenti, ma per le epoche a venire. La verità è che, in un momento così singolare della storia come l’attuale, dobbiamo tornare a sognare».

Nella successiva tavola rotonda, Salvo Andò, già ministro della Difesa e attualmente presidente di Odimed, l’Osservatorio per i diritti umani nel Mediterraneo, ha evidenziato come «il Ponte sullo Stretto, una volta realizzato, sarebbe il simbolo di una certo consistente inversione di tendenza nei rapporti fra il Nord e il Sud del Paese. L’emergenza dovuta alla Pandemia, ha dimostrato, se mai ve ne fosse stato bisogno, che c’è una grande tendenza alla diseguaglianza in Italia. È questo è il nostro vero grande problema odierno, il problema che urge risolvere direi prima di ogni altro».

Dal canto suo, Francesco Attaguile, già sindaco di Catania e a lungo rappresentante della Sicilia presso le istituzioni dell’Unione Europea, intervenendo come presidente del Gruppo europeo di cooperazione territoriale fra le Isole mediterranee, ha indicato «la necessità di guardare in un’ottica europea la questione dello sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, determinante per la ripartenza dell’Italia e dell’Europa. Venendo meno l’asse atlantico che dominava il mondo, spostatisi a Sud i motori dell’economia globale divenuta policentrica, le regioni meridionali dell’UE assumono un ruolo nuovo e centrale nei rapporti con quei poli e con l’interscambio che attraversa il Mediterraneo. Le infrastrutture logistiche, a partire dal ponte e da ferrovie veloci, sono il presupposto per costruire questo orizzonte, insieme alla consapevolezza delle classi dirigenti locali, troppo spesso prigioniere di visioni clientelari. Ecco perché occorre una forte spinta dal basso per ribaltare la visione che impedisce questo riposizionamento».

Luigi Bosco, ingegnere strutturista, già assessore ai Lavori pubblici del Comune di Catania e della Regione Siciliana, dopo aver precisato che «oggi parlare di tunnel (opzione al ponte recentemente introdotta nel dibattito pubblico) è un modo politico di dire no senza pronunziare la parola no», ha evidenziato «i molti temi, ognuno dei quali singolarmente sufficiente ad affermare la necessità della realizzazione del ponte: la possibilità di avere l’alta velocità anche in Sicilia; la possibilità di captare gli ingenti flussi commerciali che attraversano il Mediterraneo; il potenziamento dello sviluppo agricolo e di quello turistico, con il ponte ulteriore attrattore (stile Tour Eiffel o Golden Gate); la possibilità di lavoro reale per la sua realizzazione; il rilancio dell’immagine e della identità siciliana nel mondo. Viceversa, gli oppositori parlano di zona sismica e pericolo vento, di sostenibilità ambientale, di precedenza da accordare alle infrastrutture locali, di pericolo di infiltrazioni mafiose nel business. Sono tutti argomenti facilmente confutabili. Mi limito solo al problema terremoti: tutti gli ingegneri che si occupano di dinamica delle strutture sanno bene che un elemento ad alto periodo di vibrazione sente pochissimo l’effetto dei terremoti. Le restanti osservazioni sono tutte a mio avviso altrettanto facilmente confutabili, anche perché nascono da ignoranza o prevenzione».

Per Giovanni Mollica, ingegnere esperto di trasporti, «i corridoi sono ovunque collettori di flussi mercantili generatori di ricchezza. Ora, ogni Paese deve crescere e contribuire a far crescere equilibratamente l’insieme. Nel Mediterraneo passa il 19% dei traffici mercantili mondiali. Parte va al Pireo, parte prosegue per Spagna e Mare del Nord. Purtroppo, la mancanza di una rete logistica impedisce alla Sicilia e all’Italia di occupare un ruolo economico e geostrategico. Diciamo che ottusi calcoli localistici hanno indotto i governi a guardare solo verso Nord. Una visione che ha tolto peso politico ed economico all’Italia intera, creando un vuoto nella strategia europea».

Antonio Pogliese, dottore commercialista, nonché presidente del Centro di documentazione, ricerca e studi sulla cultura dei rischi, ha invece puntato l’attenzione sul grave problema dei costi di attraversamento dello Stretto: «Calcoli alla mano, sarebbe possibile concludere che il Ponte di Messina, ai fini della logistica e dei trasporti, non sarebbe utile, in quanto il sistema di trasporto integrato gommato/mare è al momento più conveniente. Tale analisi meramente “mercantile” non è però del tutto da condividere, intanto perché non tiene conto del problema dei prodotti velocemente deperibili. In ogni caso, non si può dimenticare che la Sicilia in generale e Catania in particolare, dopo le significative crisi che si sono verificate nel corso del 2019 con il fallimento di alcune importanti aziende e la conseguente perdita di circa 3.000 posti di lavoro e nel corso del 2020 con la pandemia Covid-19, hanno poche possibilità di sviluppo e poche scelte fra modelli possibili: turismo, logistica e trasporti, anche nella prospettiva che l’allargamento del Canale di Suez faccia diventare la Sicilia e Catania una alternativa alla cosiddetta Via della Seta. Non c’è altro. In tale disegno, assume un notevole valore l’implementazione del porto di Catania e della perimetrazione dello stesso e del retro porto con le zone economiche speciali».

Per Enzo Siviero, ingegnere e archistar di fama internazionale, rettore dell’Università eCampus, «serve assolutamente cambiare prospettiva al Sistema Paese. Il mio slogan per il Ponte è: se non ora, quando? I soldi vi sono, il progetto pure! In cinque anni l’opera sarebbe transitabile e le ricadute territoriali sarebbero enormi. Che cosa serve? Innanzitutto non attendersi nulla da Roma. Sono le due regioni direttamente interessate che devono fare fronte comune. Ricordo come la maggioranza della popolazione delle due regioni lo vuole. E l’Europa pure. I tentennamenti porteranno al nulla, sia chiaro, ora o mai più. Non dimentichiamo che lo stop ai lavori - già iniziati! - avvenne per uno dispositivo di legge che ha inoltre generato un contenzioso di 800 milioni di euro, oltre al danno di immagine, visto che l’Italia, anche grazie alla pessima gestione di questa vicenda, non è più considerata affidabile dagli investitori stranieri».

 
 
 
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