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Da domenica 15 al Palazzo della Cultura 14 artisti in “Promises”

di :: 14 dicembre 2019 14:01

Da domenica 15 al Palazzo della Cultura 14 artisti in “Promises”

Alle 18 di domenica 15, alla presenza di tutti gli artisti,  l’opening della mostra collettiva che nasce dal progetto mecenatico di Marco Magnano San Lio che, con Daniela Arionte ed il Maestro Franco Politano, si dedica da tempo al sostegno e valorizzazione di giovani artisti, contribuendo alla loro affermazione organizzando eventi e curando un’apposita sezione nell’ambito della rassegna WonderTime. Il progetto è TemporarYoung è in questa occasione presenta una interessante collettiva dal titolo “Promises” curata dall’architetto palermitano Giacomo Fanale, altro instancabile protagonista della vita culturale siciliana del quale riportiamo integralmente il suo testo di presentazione di “Promises” che è anche occasione, soprattutto per i neofiti, per approcciare il complesso e affascinante mondo dell’Arte Contemporanea. (PDR)

Un momento promettente per l’arte, una giovane generazione di artisti si propone nel variegato e complesso mondo dell’arte contemporanea. Nuova linfa, nuova creatività si scorge all’orizzonte, espressione consapevole delle esperienze di generazioni di artisti che l’hanno preceduta e che hanno segnato la storia dell’arte, e Catania ne è palcoscenico con una mostra a Palazzo della Cultura.

In una recente pubblicazione Francesco Bonami, noto critico e già direttore della Biennale d’Arte di Venezia del 2003, della biennale d’arte americana del Whitney nel 2010, organizzatore delle mostre di Cattelan, di Koons, MuraKami e curatore di tante sorprendenti mostre d’arte contemporanee in giro per il mondo, con l’ironia che lo contraddistingue, afferma che l’arte contemporanea come la intendiamo oggi, nata con la sorprendente opera di Marcel Duchamp, Fontana, l’orinale capovolto del 1917, ha segnato oggi il suo epilogo, dopo cento anni, proprio con un’opera altrettanto sorprendente, “America”, il water d’oro massiccio di Maurizio Cattelan al Guggenheim di New York del 2016.

È con la stessa sincera ironia afferma sinteticamente che, il contemporaneo come arte nelle sue attuali forme espressive, ha superato ogni limite per una oggettiva comprensione.

Arte contemporanea complessa indecifrabile per i più, capace di mettere in crisi l’ignavo osservatore inappropriato a comprendere l’esasperazione di una creatività spinta agli eccessi.

Inspiegabili alcuni estremismi, manifestazione di arte provvisoria, a tempo, o di arte che si dissolve, che vive per un tempo limitato, opere in cera che si consumano, vedi le opere di Urs Fiscer, accese si consumano nel tempo, o le complesse installazioni concettuali che occupano interi musei per lo più incomprensibili ai non iniziati. Così come afferma ancora Bonami –… “provocazione dopo provocazione l’arte contemporanea ha esaurito il proprio potere di stupire, oggi occorre una nuova fase… “– E conclude affermando che – “l’arte per essere utile deve ritrovare la capacità di inventare e narrare storie… recuperando ingenuità e genialità che è alla base della creatività umana.”

Nell’edizione recente di Art Basel di Miami, l’opera ultima di Maurizio Cattelan, “Comedian”, è salita ai clamori della ribalta quale opera concettuale estrema, una banana appesa alla parete con lo scotch. Una provocazione esemplificativa di una tendenza quasi al limite della comprensione, e per acquisirla un collezionista ha pagato la cifra considerevole di 120.000 dollari.

Sostanzialmente una banana organica deperibile, comprata 30centesimi di dollaro e posta lì a magnificare un’idea semplice ma altrettanto incomprensibile se non noto l’antefatto che l’ha generata.

Estremi di esasperata concezione del provocare, dello stupire, del sorprendere.

Le stesse performance concettuali della Abramovic, atte a sorprendere, a stupire ad indagare le contraddizioni esasperanti del genere umano.

Idee che sisusseguono e appaiono rivoluzionarie sempre più l’una dell’altra.

È questa l’arte utile? Condividendo la perplessità di Bonami.

È questa che appaga la nostra curiosità, che ci procura emozioni, che ci fa riflettere, gioire, che ci rincuora, che ci sostiene?

Forse no!

Idee mercificate come oggetti del desiderio, estreme rispetto a una concezione comune di intendere l’arte che soddisfa la necessità dello spirito, che emoziona, che coinvolge, fuori da schemi illogici che speculano sulla presunta originalità di un’idea, di una partecipazione emotiva, del desiderio di possesso.

La mostra che si propone al Palazzo della Cultura di Catania, è una vetrina di opere di giovani artisti che vivono il nostro tempo, che sono cresciuti artisticamente nella considerazione che non esistono barriere e mezzi che condizionano le forme espressive proprie dell’arte.

Modi e linguaggi che concettualmente hanno rivoluzionato tanti schemi consolidati nel tempo, una giovane generazione di artisti che avverte il bisogno di fare arte in modo differente, con “quel cocktail di ingenuità e genialità” evidenziata da Bonami, propria di un diverso modo di esprimere idee, concetti ed emozioni da condividere e partecipare.

Artisti giovani e già partecipi del panorama dell’arte contemporanea, che riescono ancora a evidenziare l’ingenuità degli esordi.

Integrati come sono nel complesso mondo dell’arte, manifestano un loro timbro riconoscibile, un valore il loro, intenso e composto da un variegato linguaggio, che si configura come nuova affermazione artistica a cui fare affidamento.

Una generazione di creativi, di artisti originali lontani dagli eccessi a cui si riferiva FrancescoBonami nel suo testo provocatorio “L’Arte nel cesso”, lontani e in contrapposizione alle manifestazioni più esasperate delle perfomance del contemporaneo.

Pur essendo i loro linguaggi rivoluzionari tanto quanto, la loro produzione artistica è consapevole della complessità del mondo contemporaneo, esemplificazione di una sensibilità riscoperta e rappresentata attraverso forme,tecniche e mezzi espressivi differenti, ma consoni al loro e al nostro tempo, essenziali e comprensibili.

Opere la cui ideologia seppur concettuale, non suscitano sensi di inadeguatezza.

Un modo variegato di ricerca formale e visiva, esemplificazione di una creatività che tocca vari stadi del nostro percepire, dal concettuale di Ludovica Barba, allo spazialismo di Filippa Santangelo, dal revival di atmosfere urbane cristallizzate di Demetrio Di Grado, alla dimensione favolistica di Mikhail Albano, dalle spirituali composizioni di Alessandra Castronuovo, alla ricerca surreale di Giusy Grande e di Filippo Papa, dell’iperrealismo archetipo di Vincenzo Barba, e di altri artisti presenti in mostra come Antonella Barba, Sebastiano Caldarella, Francesco Lo Cicero, Silvia Berton,Stefania Di Filippo, Alessandro Romeo, Francesco De Cristofaro, che sono espressione di un valore aggiunto.

Quella in esposizione, rappresenta una esemplificazione di indirizzi, di forme e mezzi espressivi che raffigurano parte del grande universo dell’arte contemporanea, quella migliore su cui confidare per una capacità di invenzione e di narrazione, che è alla base della creatività umana.

 

Giacomo Fanale, ingegnere e architetto, libero professionista in progettazione edilizia architettonica, design d’interni e di allestimenti espositivi. Curatore, di eventi e manifestazioni culturali. Cultore di storia dell’arte e in particolare d’arte contemporanea, e di storia dell’architettura e dell’urbanistica. Relatore in convegni su tema e realizzazione di prefazioni e presentazione di testi e saggi d’arte e non solo. Docente di architettura design e scenotecnica, coordinatore della manifestazione “Natale a Palermo itinerario culturale tra arte, architettura e musica” e di altre manifestazioni per conto di agenzie private ed Enti pubblici, Past presidente del Rotary Club Palermo Est, vice presidente dell’Associazione I.D.E.A. hub.

 

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