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La procura di Caltanissetta non crede alle rivelazioni dell'ex collaboratore di giustizia Maurizio Avola

di :: pubblicato il 29 aprile 2021 16:09 :: aggiornato il 01 maggio 2021 09:54

maurizio avola

Maurizio Avola

La procura di Caltanissetta non crede alle rivelazioni dell'ex collaboratore di giustizia Maurizio Avola, che nel corso della trasmissione 'Mafia - La ricerca della verita'', andata in onda ieri sera su La7, ha rivelato di avere partecipato alla fase esecutiva della strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992, in cui morirono il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. n una nota a firma del procuratore aggiunto facente funzioni Gabriele Paci, la procura nissena ricorda di avere raccolto la circostanza raccontata da Avola nel corso di un interrogatorio dello scorso anno, tuttavia "i conseguenti accertamenti - si legge - non hanno allo stato trovato alcuna forma di positivo riscontro che ne confermasse la veridicita'". Secondo Paci, inoltre, dalle indagini delegate alla Dia "sono per contro emersi rilevanti elementi di segno contrario che inducono a dubitare tanto della spontaneita' quanto della veridicita'" del racconto di Avola.

"Siamo stufi di questi tentativi. Se è un'operazione commerciale, va beh, è legittimo, ma alla faccia della verità. Oppure, se è peggio, allora è preoccupante. Come ha affermato Fiammetta Borsellino, sui depistaggi abbiamo già dato". Lo dice all'AdnKronos l'avvocato Rosalba Di Gregorio, legale di parte civile nel processo sul depistaggio nell'inchiesta sulla strage di via D'Amelio, commentando lo speciale sulla mafia condotto ieri sera da Enrico Mentana. Fra gli ospiti, oltre a Fiammetta Borsellino, anche Michele Santoro, che in un libro-inchiesta ha intervistato il killer pentito di Cosa nostra, Maurizio Avola, il quale ha affermato di essere stato in via D'Amelio il giorno della strage che costò la vita a Paolo Borsellino. "Avola è un pataccaro - spiega Di Gregorio -, quelle dichiarazioni le aveva già fatte a Caltanissetta ed è stato riscontrato al contrario. Quindi cosa stiamo facendo? Dobbiamo ancora perdere tempo? Già con Massimo Ciancimino si perse un sacco di tempo per riscontrarlo e poi non ci fu nessun riscontro. Questa, quindi, è un'operazione commerciale, è disinformazione, oppure una cosa ancora peggiore? Di certo non è verità né informazione, perché con Avola non fai né l'una né l'altra". Per il legale, "da fuori arrivano sempre input sbagliati, e giustamente poi uno si chiede se sono casuali o fatti apposta. Ed è legittimo porsi l'interrogativo dopo quello che abbiamo subito. Fra l'altro, a vent'anni o trent'anni dai fatti, con tutti i giornali che hanno scritto di queste vicende, con gli atti processuali pubblici, persino io posso inventarmi di essere stata affacciata al balcone di via d'Amelio ed avere visto il Papa. La procura di Caltanissetta ha riscontrato che Avola, nei giorni della strage, era a Catania col braccio rotto. Qui si scherza sulle cose serie e su La7 si fa una trasmissione per dire che Avola il 19 luglio era in via d'Amelio quando invece era a Catania? Ma almeno il minimo sindacale lo vogliamo rispettare?".

Subito dopo l'avvocato Di Gregorio aggiunge: "Fiammetta Borsellino è stata trattata come un ospite che, essendo la figlia di Paolo Borsellino, poteva dire qualunque cosa, tanto gliela perdonavano. Ma di cosa parliamo? Ad un certo punto le hanno in pratica detto che se ne poteva andare e rimanevano loro, Mentana, Santoro e Purgatori, a fare discorsi seri, perché lei, Fiammetta, è fissata ed è piccola, loro invece sono i grandi che possono continuare a parlare di cose grandi". Poi il legale ribadisce: "Va bene, Santoro da un pezzo non si vede e non si sente, e quindi ci sta l'operazione commerciale sul suo libro, ne sono usciti tanti in questi anni, uno in più uno in meno non fa differenza. Ma, certo, c'è differenza fra un libro che fa informazione e uno che non la fa". Ma queste cose le hanno verificate? Le hanno riscontrate? Qui parliamo di un'intervista a ruota libera". Ma, conclude Di Gregorio, "ciò che più mi ha colpito è che un minuto prima Avola afferma che la strage di via D'Amelio è stata compiuta solo dalla mafia, non c'erano 'entità esterne' né servizi segreti, ma un minuto dopo Santoro gli fa dire che Avola queste cose le dice solo ora perché all'epoca aveva capito che quello intorno a Scarantino era un depistaggio di Stato e quindi, se avesse detto cose in senso contrario, lo avrebbero rinchiuso in un manicomio in quanto pazzo oppure ammazzato. Ma come, prima affermi che c'è solo la mafia e poi dici che ti spaventa il depistaggio di Stato?".

"Con tutto il rispetto che si deve al fratello di un eroe, vorrei farle notare che, all'epoca della strage di Via D'Amelio, ero nella lista dei condannati a morte di Cosa Nostra. Le indagini sulle dichiarazioni di Maurizio Avola sono in corso e lei non può esserne a conoscenza". Così all'Adnkronos Michele Santoro replica al post postato su Facebook da Salvatore Borsellino. "Apprendiamo dal Comunicato della Procura di Caltanissetta che alle dieci del mattino Avola è stato fermato per un controllo di polizia a Catania nel giorno precedente alla strage. Ciò non smentisce che a ora di pranzo Avola potesse trovarsi a Palermo in compagnia di Aldo Ercolano. Dunque lasciamo lavorare gli inquirenti ma niente di quello che abbiamo raccontato risulta al momento falso. Se invece pensa che sia in atto un depistaggio o vuole mettere in dubbio la mia onestà professionale può rivolgersi all'Autorità Giudiziaria o all'Ordine dei Giornalisti ma non insultare chi semplicemente sta facendo il suo lavoro", conclude il giornalista.

 
 
 
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