Home Cronaca Sicilia e opere pubbliche: si declina sempre al futuro o peggio

Sicilia e opere pubbliche: si declina sempre al futuro o peggio

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Per i Siciliani non è certo una novità: quando si parla di opere pubbliche il verbo si declina sempre al futuro, anche se le “intenzioni” sono espresse nel presente che si vive. Prendete ad esempio il “caso” Ponte sullo Stretto: nonostante i milioni di euro spesi per la progettazione, nonostante le contrastanti versioni “ora si fa, ora non si fa”, torna costantemente alla ribalta in bocca di questo o quel ministro, o aspirante che dir si voglia a una poltrona importante nel Parlamento nazionale o regionale. Alla fine i conti tornano: il Ponte resta un’utopia, per non dire un sogno o un incubo a seconda dei punti di vista.

E così se il ministro Dario Franceschini una manciata di giorni addietro dichiarava Non c’è ragione al mondo perché l’alta velocità si fermi a Salerno. Ci vorranno degli anni ma l’alta velocità deve arrivare a Catania e a Palermo. E per questo si deve fare il Ponte (…), ecco che immediatamente dopo viene smentito dall’Esecutivo del suo stesso Governo che in sede di approvazione del Documento di economia e finanza (Def), ha inserito il Ponte nell’elenco delle infrastrutture per le quali è richiesto un nuovo progetto di fattibilità. Come dire, il Ponte è rimandato al “futuro”. E l’alta velocità, quel famoso “corridoio” che da nord dell’Europa doveva raggiungere la Sicilia? Beh, anche quest’altra opera pubblica è proiettata negli anni a venire. In compenso…

In compenso Rfi ha annunciato la pubblicazione della gara per la realizzazione del doppio binario ferroviario tra Catania Bicocca e Catenanuova: cosa più che importante (!) il bando di gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione di un tratto lungo circa 37 chilometri – della linea Palermo-Catania, e di altri interventi, come l’ammodernamento della stazione di Bicocca e la realizzazione della nuova stazione di Motta Sant’Anastasia. E (addirittura!) sono previsti lavori anche sugli impianti di segnalamento, telecomunicazione e le sottostazioni elettriche, ma anche la realizzazione delle opere civili, stradali e idrauliche che dovranno sostenere il raddoppio. Non c’è che dire, l’importante è iniziare e un “bando” può considerarsi un vero “avvio”, perché allarmarsi se questi lavori (nelle previsioni…) si concluderanno nel 2022? Giosuè Malaponti, presidente del Comitato pendolari siciliani, annota: Il raddoppio della Palermo-Catania è un affare dai sei miliardi di euro, dei quali per il momento sono stati stanziati soltanto 800 milioni. Già sappiamo che da Catenanuova alla stazione di Fiumetorto si proseguirà su un binario unico. Siamo sicuri che parlare di alta velocità sia opportuno? L’interrogativo lo consideriamo a livello “ironico”.

Nico Torrisi

Opere pubbliche in Sicilia? Quando vengono stanziati investimenti, poi, il ritornello si ripete con i rinvii. È il caso della ipotizzata “nuova” pista per l’aeroporto di Catania Fontanarossa: si spera e subito dopo si resta delusi. In merito alla decisione del Consiglio dei Ministri relativamente al DEF 2017 che avrebbe escluso il progetto della nuova pista dell’Aeroporto di Catania fra quelli considerati “prioritari”, l’amministratore delegato di SAC, Nico Torrisi, ha dichiarato: In attesa di conoscere le valutazioni che hanno portato il Mit a questa decisione, ho parlato con il presidente Crocetta che, consapevole dell’importanza strategica dell’infrastruttura, ha garantito il suo immediato impegno con il governo nazionale (…) Chi frena o dice no allo sviluppo dell’Aeroporto di Catania, il più grande del sud Italia e scalo di riferimento di sette delle nove province siciliane, non solo condanna all’immobilità un territorio, ma si rende strumentalmente responsabile del mancato sviluppo sociale, culturale ed economico di una intera comunità, già gravata dalla marginalità geografica e dalla storica assenza di adeguati collegamenti ferroviari (…).

I fatti, purtroppo, parlano chiaro: di “promesse” svanite nel nulla, la Sicilia ne ha avute fin troppe…