Home Cronaca Modello Catania: Sequestro di beni a gruppo ritenuto affiliato ai Santapaola-Ercolano

Modello Catania: Sequestro di beni a gruppo ritenuto affiliato ai Santapaola-Ercolano

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Sotto il coordinamento della Procura di Catania, gli investigatori della  di Catania, hanno effettuato sequestri di beni per un valore di circa 5 milioni di euro. Tra i beni sequestrati, ci sono immobili e aziende, a vario titolo, riconducibili, secondo l’accusa, ai fratelli Angelo, Antonino e Rocco Morabito.

Secondo la ricostruzione, i Morabito, annoverano, a vario titolo, “numerose condanne in primo e secondo grado per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, violazioni alla normativa in materia di armi, rapine e ricettazione, e in passato erano stati già destinatari di Misure di Prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S”. I tre fratelli, secondo l’accusa, apparterrebbero all’omonimo gruppo criminale, articolazione della famiglia di cosa nostra catanese “Santapaola – Ercolano” attivo nel quartiere Picanello.

L’operazione antimafia di oggi, è un ulteriore risultato del “Modello Catania” voluto dal capo della Procura di Catania Carmelo Zuccaro. Una “Squadra Stato” che lavora per aggredire i beni della criminalità organizzata. “Un Indagine, – ha detto il capocentro della Dia di Catania Renato Panvino, –  che va ad incastrarsi all’interno di un mosaico, un attività pura di polizia giudiziaria, che rappresenta uno degli elementi fondamentali alla lotta alla ”. “L’attività odierna, –  ha detto Panvino – è il frutto di numerose riunioni operative tenute tra la direzione investigativa antimafia, e il coordinatore delle misure di prevenzione dott. Antonio Fanara. Un squadra che vede anche la presenza del presidente delle misure di prevenzione dott. Trovato.

Come ricostruito, sarebbero state tante le operazioni di polizia, che avrebbero dimostrato “le cointeressenze di uomini e di mezzi tra il gruppo “Morabito” e la “famiglia Santapaola – Ercolano”. Il gruppo dei Morabito, secondo l’accusa, “aveva il monopolio della piazza di spaccio di sostanza di stupefacenti nel quartiere Picanello”.  L’operazione di oggi,  si inquadra in una più ampia strategia investigativa, che ha visto apporre i sigilli ad imprese, beni mobili e immobili dell’altra famiglia mafiosa dei Nizza, presente nel popoloso quartiere di Librino, considerati insieme ai Morabito i “Signori della droga”, nonché le organizzazioni criminali con un esercito di affiliati in possesso di armi da guerra e dedite anche al racket delle estorsioni.

Il dott. Panvino, sottolinea come le organizzazioni criminali di oggi, hanno rapporti diretti con altri gruppi criminali presenti in altre parti del mondo. Un canale che bypassa anche la ndrangheta, leader nel traffico di stupefacenti. Un ponte diretto, quindi,  tra Albania, Grecia e Catania. Il dirigente, ha sottolineato anche che la lotta alla criminalità organizzata, mira a colpire i tre strati: “da una parte i mafiosi, gli imprenditori collusi, e gli amministratori infedeli”. “Siamo in questo momento, – ha detto Panvino – impegnatissimi in indagini che riguardano gli aspetti patrimoniali, ma anche organizzativi delle associazioni”.

Tra i faldoni dell’accusa, anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cristaudo, cognato di Angelo Morabito, che avrebbe indicato la riconducibilità agli stessi di beni immobili e imprese, dove sono stati avviati approfonditi accertamenti reddituali e patrimoniali nei confronti dei soggetti facenti parte del nucleo della famiglia “Morabito”.

Gli approfonditi e complessi accertamenti patrimoniali e bancari svolti dagli investigatori, avrebbero consentito di far emergere come i fratelli Morabito, insieme ai propri nuclei familiari, “abbiano accumulato un patrimonio costituito da numerose unità immobiliari, beni mobili registrati e aziende”.  Fra i beni sequestrati, c’e’ anche il Motopesca “Fortunata”, già sequestrato nel maggio del 2013 nel corso di un’operazione di polizia giudiziaria, finalizzata a contrastare il traffico di sostanze stupefacenti tra i paesi dei Balcani e le organizzazioni mafiose pugliesi e siciliane, durante la perquisizione dell’imbarcazione è stato rinvenuto un ingente quantitativo di marijuana.

Le indagini patrimoniali avrebbero permesso di ricostruire l’evoluzione del patrimonio, secondo l’accusa, anche illecito, dei Morabito per oltre dieci anni, che avrebbero consentito di accertare una notevole sproporzione tra le fonti dichiarate e i beni direttamente o indirettamente posseduti, beni, come ricostruito, che sarebbero stati acquistati “con somme derivanti dalle attività illecite poste in essere dal gruppo”.

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