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I del comando provinciale di Catania su richiesta della Procura, hanno eseguito un ordinanza di Custodia Cautelare nei confronti di Barbara Bregamo 43 anni, Francesco Giuseppe Indorato 49 anni, Antonio Zuccarello 51 anni, Alfio Maugeri 44 anni. Secondo l’accusa, rispettivamente indagati: la Bregamo (quale mandante) e Indorato (quale esecutore) per il tentato omicidio aggravato, e nello specifico dell’accoltellamento, commesso a Misterbianco nel 2001 nei confronti dell’imprenditore Catanese Santo 60 anni, compagno della donna.

Secondo la ricostruzione, la morte di Giuffrida era stata finora attribuita ad un infarto fulminante, ma, le dichiarazioni rese nel corso del 2016 dal neo-collaboratore di giustizia Luciano Cavallaro, hanno consentito di far luce su un efferato omicidio fino ad ora dissimulato come morte naturale. Cavallaro, avrebbe riferito di aver avuto l’incarico dalla Bregamo di uccidere il proprio compagno Santo Giuffrida e di aver per questo effettuato un primo tentativo nel 2001 incaricando dell’esecuzione materiale un suo conoscente (Francesco Giuseppe Indorato) che aggrediva con un coltello la vittima all’interno del suo garage condominiale. In tale occasione, però, Giuffrida è riuscito a scampare all’attentato restando gravemente ferito. Nessun elemento raccolto all’epoca avrebbe consentito poi di ritenere la donna coinvolta nell’accaduto e – seppure Indorato sia stato indagato.

A distanza di quasi un anno dai fatti, tuttavia, secondo la ricostruzione, la Bregamo avrebbe chiesto nuovamente a Cavallaro l’uccisione del compagno pagando questa volta 20mila euro ed acquistando, per lo stesso Cavallaro, una BMW. In questa seconda occasione l’omicidio, sarebbe stato pianificato con maggior cura e, nello specifico, Cavallaro, avrebbe coinvolto Alfio Maugeri e Antonio Zuccarello.

Secondo la ricostruzione, i tre soggetti si sarebbero introdotti nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre 2002 nell’abitazione di Giuffrida a quanto pare con la collaborazione della convivente, dopo aver iniettato a Giuffrida una sostanza velenosa, lo avrebbero soffocavano. La Bregamo avrebbe, secondo l’accusa, inscenato successivamente la morte naturale dello stesso Giuffrida senza che si ingenerassero sospetti su quanto realmente accaduto.

Le indagini, avviate sotto la direzione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, per ottenere i necessari riscontri alle dichiarazioni del Cavallaro sono state condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri presso e dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Catania e, attraverso un’articolata serie di intercettazioni telefoniche, telematiche, ambientali e di videoregistrazione che, corroborate da molteplici attività istruttorie (sommarie informazioni di persone informate sui fatti, consulenze medico-legali ed altro) consentivano di acquisire fonti di prova dall’elevata carica probatoria; invero, si ottenevano riscontri precisi e individualizzanti in ordine alla chiamata di correità compiuta dal collaboratore di giustizia.

Al fine di indurre gli indagati a commentare il risalente fatto di reato veniva, inoltre, lasciato sulla loro autovettura un foglio di carta riportante la seguente frase: “sacciu comu tu e i to cumpari affucasturu u masculu di l’amica di Luciano 15 anni fa”. Uno degli indagati dopo aver ricevuto il biglietto confessava ad un amico il delitto riferendo testualmente “Sedici anni fa abbiamo fatto un omicidio, io ed altri due”.