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Gli agenti della su delega della Procura di Catania, hanno eseguito 39 provvedimenti, di persone accusate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo, con l’aggravante di essere l’associazione armata, associazione per delinquere finalizzata al traffico di , detenzione e spaccio, , , , furto, , reati in materia di armi, seguito da incendio, con l’aggravante di aver commesso il fatto in nome e per conto del clan Scalisi e al fine di agevolarne le attività illecite.

Secondo gli investigatori, l’operazione di oggi, ha permesso di disarticolare la cosca Scalisi presente nel territorio di Adrano, collegato alla famiglia mafiosa Laudani di Catania, decapitandone i vertici. Le indagini avviate ne 2014 – giugno 2016, avrebbero consentito di verificare come la “famiglia” sottoponeva sistematicamente ad estorsione la gran parte delle attività commerciali ubicate in territorio adranita, in primo luogo il mercato ortofrutticolo.

Il capo della Procura carneo Zuccaro ha sottolineato come molti imprenditori, ma anche molti cittadini hanno ancora paura di ritorsioni. “Non abbiamo avuto nessuna denunzia da parte delle vittime – ha detto Zuccaro – e questo lo registro come un dato che continua ad essere negativo anche se qualche timida speranza mi viene dal fatto che qualcuno ha avuto la forza di ribellarsi e le organizzazioni, per evitare in alcuni casi di andare incontro ad una più immediata repressione, hanno deciso di desistere”. “Questo è un aspetto – ha concluso il capo della Procura- che mi fa pensar che comunque queste organizzazioni siano consapevoli de fatto che lo Stato é su di loro e può intervenire sol che loro diano adito a delle manifestazioni un po’ più eclatanti”.

In evidenza, come ha sottolineato il sostituto procuratore Alessandra Tasciotti, l’attività investigativa ha monitorato in particolare il clan Scalisi, dove è stato evidenziato come il gruppo storico, nel tempo, malgrado i numerosi arresti, è riuscito ad agganciare nuove leve, sempre più operative, non solo nell’ambito della criminalità organizzata, ma anche con attività collaterali che servivano per recuperare denaro per la cassa comune. Il gruppo Scalisi, come ricostruito, aveva un controllo capillare del territorio.

A questo si aggiunge anche, come ancora oggi un boss, come Giuseppe Scarvaglieri, capo del clan Scalisi di Adrano, continuava dal carcere a mantenere la leadership. Il boss continuava ad essere, come riferito da un collaboratore di giustizia, che lo indica, ‘l’autorità suprema del gruppo’. Dai servizi di intercettazione emerge come il boss detenuto manteneva la corrispondenza con  Alfredo Mannino  fornendo indicazioni e direttive.

Dal carcere partivano ordini per compiere rapine ed estorsioni, imponeva una sorta di pizzo ai fornitori che volevano fare entrare la loro merce ad Adrano. Il picciotti, effettuavano anche attentati intimidatori sia per costringere gli imprenditori a pagare il pizzo, ma anche per pagare sempre di più.  Il capo della Squadra Mobile Antonio Salvago, ha  evidenziato, come, rispetto come accaduto in passato, come la droga che gli Scalisi spacciavano sul territorio era acquistata dai Santangelo.

Tra le persone raggiunte dal provvedimento ci sono Alfredo Mannino, di 53 anni, Vincenzo Biondi, di 40, Giuseppe Mannino, di 54, Salvatore Severino, di 38, Claudio Zermo, di 37 – quest’ultimo arrestato a Genova – Salvatore Di Primo, di 26, Biagio Mannino, di 30, Alfredo Bulla, di 33, Alessio La Manna, di 29, Roberto Alongi, di 41, Antonino Furnari, di 21, Agatino ed Antonino Leanza, rispettivamente di 23 e 21 anni.

In carcere sono anche finiti Nicola Santangelo, di 41 anni, Agatino Perni, di 40, Giuseppe Maccarrone, di 29, Pietro Castro, di 20, Vincenzo Valastro, di 21, Vincenzo Pellegriti, di 23, Salvatore Scafidi, di 20, Sebastiano Salicola, di 28, Angelo Bulla, di 32, Mauro Giuliano Salamone, di 26. In manette anche Angelo Calamato, di 37 anni, Giuseppe Pietro Lucifora, di 40, Alfio Lo Curlo, di 25, Maurizio Amendolia, di 48, Alfredo Pinzone, di 53, Emanuel Bua, di 27. In carcere il provvedimento restrittivo è stato notificato a Giuseppe Scarvaglieri, di 49 anni, Pietro Maccarrone, di 48, Pietro Severino, di 60, Massimo Merlo, di 45, Carmelo Scafidi, di 50, Giuseppe Sinatra, di 22 e Massimo Di Mari, di 39.