Home Cronaca Mafia: Colpito il “Gruppo di San Giovanni Galermo” , 54 arresti

Mafia: Colpito il “Gruppo di San Giovanni Galermo” , 54 arresti

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Continuano senza sosta le operazioni antimafia a Catania. Stamattina, circa 200 del comando provinciale di Catania, hanno eseguito 54 provvedimenti. I militari hanno passato al setaccio un intero quartiere. Nel mirino dei militari, persone accusate dei reati di associazione mafiosa, armi, traffico di stupefacenti, estorsione e rapina, ritenute appartenenti alla famiglia Santapaola ed in particolare, al “Gruppo di ” l’ala ritenuta tra le più affidabili e tenuta maggiormente in considerazione da “Nitto” Santapaola. Nel corso delle indagini, condotte dai miliari della Compagnia di Gravina di Catania, sono stati sequestrati notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti ed accertate le dinamiche del gruppo mafioso, soprattutto in relazione alla gestione delle attività di spaccio della , con introiti che si aggiravano intorno alle 50mila euro a settimana nonché riscontrate numerose estorsioni commesse in danno di imprenditori e commercianti.

Tra i destinatari del provvedimento, ci sono, Giosuè Michele Aiello, di 24 anni, Domenico Buttafuoco, di 29, MArio Maurizio Calabretta, di 29, Andrea Nicolò Corallo, di 35, Mario Dilosà, di 42, Salvatore Fiore, di 50, Andrea Florio, di 23, Giorgio Freni, di 52, Francesco Furnò, di 29, Vincenzo Gigantini, di 50, Armando Giuffrida, di 37, Francesco Iuculano, di 31, Silvana Leotta, di 41, Salvatore Lo Re, di 30, Salvatore Mantarro, di 52, i fratelli angelo ed Artur Miranda, rispettivamente di 53 e 56 anni, Francesco Lucio Motta, di 31, Corin Musumeci, di 22. Sono stati inoltre arrestati Desiree Musumeci, di 18 anni, Domenico Musumeci, di 48, Carmelo Palermo, di 60, salvatore Fabio Valentino Palermo, di 37, Salvatore Ponzo, di 31, Saverio Rampulla, di 31, Mario Russo, di 54, Antonino Savoca, di 27, Corrado Spataro, di 34, Damiano Salvatore Squillaci, di 24 e Nicola Strano, di 53. Ai domiciliari sono stati posti Diego Aiello, di 22 anni, Alfreo Bulla, di 33, Alessio La manna, di 29, Antonino Giuffrda, di 54, Antonino Cosentino, di 38, Vincenzo Florio, di 40, Vincenzo Mirenda, di 44, Alessandro Palermo, di 42, Salvatore Caltabiano, di 41 e Antonino Russo, di 28. In carcere il provvedimento restrittivo è stato notificato a Claudio Pietro Antonio Aiello, di 31 anni, Daniele Buttafuoco, di 29, Claudio Calabretta, di 53, Nunzio Caltabiano, di 48, Vittorio Benito Fiorenza, di 36, Vincenzo Di Mauro, di 38, Massimo Vizzini, di 44, Mario Guglielmino, di 50, Salvatore Gurrieri, di 44, Francesco Privitera, di 34 e Angelo Varoncelli, di 47. L’affidamento in prova ai servizi sociali e l’obbligo di dimora è stato disposto per Andrea Mazzarino, di 30 anni, ed Antonio Mangano, di 40.

L’indagine, come ha sottolineato il capo della procura Carmelo Zuccaro, e’ scattata nel 2014 per concludersi nel 2016, dove sono stati effettuati anche 17 arresti con l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti.

Le indagini sono state effettuate mediante attività tecniche e dinamiche, ulteriormente riscontrate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, avviata sulla base di intercettazioni emerse da un procedimento in corso per associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni. Le indagini hanno permesso anche di documentare nel 2013, alcune fibrillazioni del gruppo, che per cause legate a conflittualità interne conseguenti all’acquisizione della leadership al “gruppo” mafioso di San Giovanni Galermo. Le intercettazioni ambientali hanno anche consentito di appurare come l’alternanza delle figure apicali, inevitabile a seguito degli arresti che si susseguivano, portava gli affiliati a porsi immediatamente alle dipendenze al nuovo responsabile.

Gli investigatori, avrebbero ricostruito la struttura del gruppo, le posizioni di vertice ed i ruoli degli affiliati nell’ambito del sodalizio malavitoso, e veniva anche ricostruito l’ingente volume di affari illegali del clan nei settori delle estorsioni e rapine ai danni di imprenditori e commercianti, e del traffico di sostanze stupefacenti. Gli investigatori hanno accertato che uno degli arrestati non esitava a svolgere la sua attività di spaccio e confezionamento della droga in presenza dei figli minori. I bambini, secondo la ricostruzione dei magistrati, venivano utilizzati come schermo per eludere controllo delle forze dell’ordine. Il tutto, documentato dalle cimici istallate dai carabinieri, dove si conferma che i minorenni erano pienamente coinvolti e consapevoli dell’attività illecita ed hanno sviluppato modi di fare talmente aggressivi da incutere timore ad atre persone legate allo spaccio. Il capo della Procura carmelo Zuccaro, ha sottolineato anche che per quanto riguarda le estorsioni, “non abbiamo potuto contare sulla collaborazione delle vittime nonostante già avessimo manifestato loro il fatto che eravamo a conoscenza dell’estorsione in corso”.

Il comandate dei carabinieri della compagnia di Gravina di Catania Martino Della Corte, ha sottolineato come nel corso delle indagini, si e’ scoperto come gli indagati, si ponevano alle dipendente di un nuovo capo, subito dopo gli arresti. Un alternanza che ha visto almeno tre capi. Altro aspetto, anche io ruolo delle donne, tre in tutto. A casa di una delle indagate, e’ stata rinvenuta della cocaina, ma anche materiale per il confezionamento.

Il capitano, ha sottolineato come una delle donne finite in manette, non ha mostrato un atteggiamento collaborativo anche durante le fasi dell’arresto. Il sostituto procuratore Andrea Bonomo, nel ringraziare i carabinieri, ha sottolineato come attivita’ investigativa, conferma come nel quartiere di San Giovanni Galermo, la larga parte dell’economia e’ dominata dallo spaccio di stupefacente, molte famiglie vivono sul traffico di droga. Non sempre collegata alla criminalità organizzata di tipo mafioso, ma anche di gruppi organizzati senza legami con i clan. Il magistrato ha sottolineato come alcuni imprenditori sarebbero indagati per favoreggiamento. Un’altro aspettato importante, è quello che ha sottolineato il coordinatore del gruppo al contrasto a cosa nostra Francesco Puleio che nel ringraziare i magistrati e carabinieri, ha detto che operazioni del genere sono importanti anche perché in relazione alle persone raggiunte dal provvedimento, costitutiscono un colpo per l’operativa dei sodalizi, ma soprattutto impongono loro di fare fronte  a quelle che sono poi le spese legali dei detenuti. E’ stato riscontrato, ha detto il magistrato, che un soggetto, quando viene arrestato, e non riceve un attenzione adeguata, sono sempre più propensi ha cercare la via della collaborazione, ma anche allontanarsi da ambienti criminali.