25.3 C
catania
martedì 19 settembre 2017

Multimedia

Home Multimedia

Omicidio di Palagonia, si cerca l’assassino

Francesco Calcagno, 58 anni, scappa all’interno di un fondo di Palagonia, inseguito da un uomo armato che dopo averlo raggiunto lo uccide a colpi di pistola e lascia il posto con passo veloce, mentre il cane di casa si scansa per farlo passare. Sono le immagini dell’omicidio del bracciante agricolo avvenuto il 23 agosto scorso diffuse dai carabinieri, su disposizione della Procura di Caltagirone, per “concorrere all’identificazione del killer”.

Notizie sull’assassino potranno essere comunicate ai militari dell’Arma a due numeri telefonici: 0952509227 e 3313767225. Calcagno 10 mesi fa, secondo l’accusa per legittima difesa, uccise in un bar Marco Leonardo, un consigliere comunale eletto in una lista civica, che avrebbero avuto contatti con esponenti della criminalità locale. In quel caso i carabinieri ricostruirono la dinamica della sparatoria grazie a un video, adesso cercano l’assassino di Calcagno con un altro filmato.

Mafia: Colpito il “Gruppo di San Giovanni Galermo” , 54 arresti

Continuano senza sosta le operazioni antimafia a Catania. Stamattina, circa 200 carabinieri del comando provinciale di Catania, hanno eseguito 54 provvedimenti. I militari hanno passato al setaccio un intero quartiere. Nel mirino dei militari, persone accusate dei reati di associazione mafiosa, armi, traffico di stupefacenti, estorsione e rapina, ritenute appartenenti alla famiglia Santapaola ed in particolare, al “Gruppo di San Giovanni Galermo” l’ala ritenuta tra le più affidabili e tenuta maggiormente in considerazione da “Nitto” Santapaola. Nel corso delle indagini, condotte dai miliari della Compagnia di Gravina di Catania, sono stati sequestrati notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti ed accertate le dinamiche del gruppo mafioso, soprattutto in relazione alla gestione delle attività di spaccio della droga, con introiti che si aggiravano intorno alle 50mila euro a settimana nonché riscontrate numerose estorsioni commesse in danno di imprenditori e commercianti.

Tra i destinatari del provvedimento, ci sono, Giosuè Michele Aiello, di 24 anni, Domenico Buttafuoco, di 29, MArio Maurizio Calabretta, di 29, Andrea Nicolò Corallo, di 35, Mario Dilosà, di 42, Salvatore Fiore, di 50, Andrea Florio, di 23, Giorgio Freni, di 52, Francesco Furnò, di 29, Vincenzo Gigantini, di 50, Armando Giuffrida, di 37, Francesco Iuculano, di 31, Silvana Leotta, di 41, Salvatore Lo Re, di 30, Salvatore Mantarro, di 52, i fratelli angelo ed Artur Miranda, rispettivamente di 53 e 56 anni, Francesco Lucio Motta, di 31, Corin Musumeci, di 22. Sono stati inoltre arrestati Desiree Musumeci, di 18 anni, Domenico Musumeci, di 48, Carmelo Palermo, di 60, salvatore Fabio Valentino Palermo, di 37, Salvatore Ponzo, di 31, Saverio Rampulla, di 31, Mario Russo, di 54, Antonino Savoca, di 27, Corrado Spataro, di 34, Damiano Salvatore Squillaci, di 24 e Nicola Strano, di 53. Ai domiciliari sono stati posti Diego Aiello, di 22 anni, Alfreo Bulla, di 33, Alessio La manna, di 29, Antonino Giuffrda, di 54, Antonino Cosentino, di 38, Vincenzo Florio, di 40, Vincenzo Mirenda, di 44, Alessandro Palermo, di 42, Salvatore Caltabiano, di 41 e Antonino Russo, di 28. In carcere il provvedimento restrittivo è stato notificato a Claudio Pietro Antonio Aiello, di 31 anni, Daniele Buttafuoco, di 29, Claudio Calabretta, di 53, Nunzio Caltabiano, di 48, Vittorio Benito Fiorenza, di 36, Vincenzo Di Mauro, di 38, Massimo Vizzini, di 44, Mario Guglielmino, di 50, Salvatore Gurrieri, di 44, Francesco Privitera, di 34 e Angelo Varoncelli, di 47. L’affidamento in prova ai servizi sociali e l’obbligo di dimora è stato disposto per Andrea Mazzarino, di 30 anni, ed Antonio Mangano, di 40.

L’indagine, come ha sottolineato il capo della procura Carmelo Zuccaro, e’ scattata nel 2014 per concludersi nel 2016, dove sono stati effettuati anche 17 arresti con l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti.

Le indagini sono state effettuate mediante attività tecniche e dinamiche, ulteriormente riscontrate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, avviata sulla base di intercettazioni emerse da un procedimento in corso per associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni. Le indagini hanno permesso anche di documentare nel 2013, alcune fibrillazioni del gruppo, che per cause legate a conflittualità interne conseguenti all’acquisizione della leadership al “gruppo” mafioso di San Giovanni Galermo. Le intercettazioni ambientali hanno anche consentito di appurare come l’alternanza delle figure apicali, inevitabile a seguito degli arresti che si susseguivano, portava gli affiliati a porsi immediatamente alle dipendenze al nuovo responsabile.

Gli investigatori, avrebbero ricostruito la struttura del gruppo, le posizioni di vertice ed i ruoli degli affiliati nell’ambito del sodalizio malavitoso, e veniva anche ricostruito l’ingente volume di affari illegali del clan nei settori delle estorsioni e rapine ai danni di imprenditori e commercianti, e del traffico di sostanze stupefacenti. Gli investigatori hanno accertato che uno degli arrestati non esitava a svolgere la sua attività di spaccio e confezionamento della droga in presenza dei figli minori. I bambini, secondo la ricostruzione dei magistrati, venivano utilizzati come schermo per eludere controllo delle forze dell’ordine. Il tutto, documentato dalle cimici istallate dai carabinieri, dove si conferma che i minorenni erano pienamente coinvolti e consapevoli dell’attività illecita ed hanno sviluppato modi di fare talmente aggressivi da incutere timore ad atre persone legate allo spaccio. Il capo della Procura carmelo Zuccaro, ha sottolineato anche che per quanto riguarda le estorsioni, “non abbiamo potuto contare sulla collaborazione delle vittime nonostante già avessimo manifestato loro il fatto che eravamo a conoscenza dell’estorsione in corso”.

Il comandate dei carabinieri della compagnia di Gravina di Catania Martino Della Corte, ha sottolineato come nel corso delle indagini, si e’ scoperto come gli indagati, si ponevano alle dipendente di un nuovo capo, subito dopo gli arresti. Un alternanza che ha visto almeno tre capi. Altro aspetto, anche io ruolo delle donne, tre in tutto. A casa di una delle indagate, e’ stata rinvenuta della cocaina, ma anche materiale per il confezionamento.

Il capitano, ha sottolineato come una delle donne finite in manette, non ha mostrato un atteggiamento collaborativo anche durante le fasi dell’arresto. Il sostituto procuratore Andrea Bonomo, nel ringraziare i carabinieri, ha sottolineato come attivita’ investigativa, conferma come nel quartiere di San Giovanni Galermo, la larga parte dell’economia e’ dominata dallo spaccio di stupefacente, molte famiglie vivono sul traffico di droga. Non sempre collegata alla criminalità organizzata di tipo mafioso, ma anche di gruppi organizzati senza legami con i clan. Il magistrato ha sottolineato come alcuni imprenditori sarebbero indagati per favoreggiamento. Un’altro aspettato importante, è quello che ha sottolineato il coordinatore del gruppo al contrasto a cosa nostra Francesco Puleio che nel ringraziare i magistrati e carabinieri, ha detto che operazioni del genere sono importanti anche perché in relazione alle persone raggiunte dal provvedimento, costitutiscono un colpo per l’operativa dei sodalizi, ma soprattutto impongono loro di fare fronte  a quelle che sono poi le spese legali dei detenuti. E’ stato riscontrato, ha detto il magistrato, che un soggetto, quando viene arrestato, e non riceve un attenzione adeguata, sono sempre più propensi ha cercare la via della collaborazione, ma anche allontanarsi da ambienti criminali.

Villaggio S. Agata: spedizione punitiva, emessi tre provvedimenti

Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, gli agenti della squadra mobile hanno eseguito tre provvedimenti, nei confronti dei pregiudicati Giuseppe Munzone 42 anni Antonino Privitera 35 anni, e Carmelo Ragonese. 36 anni in quanto accusati in concorso tra loro, dei reati di rissa aggravata e lesioni personali. Il provvedimento arriva dopo un’attività investigativa, che ha consentito di identificare alcuni dei presunti autori di un violentissimo raid punitivo avvenuto il 22 marzo scorso all’interno di un parcheggio per auto, nel quartiere Villaggio S. Agata, nel corso del quale sono stati picchiati alcuni soggetti e danneggiata la struttura.

G7: le Frecce Tricolori

G7 l’arrivo dei Leaders

Raid alle colonnine “Sostare”, preso un minorenne

L’episodio clou è avvenuto nella notte del 7 gennaio scorso in Via Cimarosa, a pochi passi dalla Villa Bellini,  quando veniva registrato l’ennesimo attacco ad un parcometro della Società “Sostare”. Il criminale, utilizzando del materiale esplodente, aveva scardinato la colonnina per poi rubarne i circa 200 euro contenuti all’interno.

Sul posto erano intervenuti i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Piazza Dante, che con estrema professionalità scandagliarono tutta la zona circostante acquisendo ogni minimo elemento utile alle indagini  – riprese video, testimonianze e rilievi tecnici – riuscendo a seguire delle tracce che pian piano hanno condotto alla identificazione del malvivente – un catanese di  17 anni –   che proprio quella notte piazzò l’esplosivo per poi razziare il denaro.

Il quadro probatorio raffigurato dagli investigatori dell’Arma nei confronti del minore, condiviso appieno dal magistrato titolare del fascicolo, è stato oggetto di una richiesta di misura restrittiva avanzata al G.I.P. del Tribunale dei Minorenni di Catania che, pronunciandosi favorevolmente, ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di danneggiamento e furto aggravato.

Misura eseguita ieri sera dagli uomini del Nucleo Operativo di Piazza Dante in una comunità per minorenni di Campobello di Licata (AG), luogo in cui il 17enne era relegato per pregressi reati contro il patrimonio. L’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato accompagnato all’Istituto Penale per Minorenni di Catania Bicocca.

 

Invito omaggio per l’anteprima del film “Qualcosa di troppo”

In arrivo nelle sale italiane, distribuita da Adler, “QUALCOSA DI TROPPO”, l’esilarante  commedia francese diretta e interpretata da Audrey Dana (11 Donne a Parigi).

QUALCOSA DI TROPPO è un film irriverente e denso di humour che affronta con leggerezza il tema dell’ambivalenza di genere, giocando con gli stereotipi ed i codici comportamentali, rompendo ogni schema…..e su tutto spira un vento che profuma di  libertà!

Nel cast, insieme alla protagonista interpretata da Audrey Dana, Christian Clavier (Non sposate le mie figlie!), Eric Elmosnino (La famiglia Bélier), Alice Belaidi (11 Donne a Parigi), Antoine Gouy e Joséphine Drai.

L’anteprima è al THE SPACE BELPASSO il 3 maggio alle ore 20.30.

Clicca qui per scaricare i due inviti omaggio

Blitz della D.I.A. al consorzio per le autostrade siciliane, 12 provvedimenti

Questa mattina gli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Messina, insieme ai colleghi del Centro Operativo di Catania, a seguito di una laboriosa e complessa attività investigativa protrattasi per un lungo periodo, hanno eseguito un provvedimento, che prevedono la sospensione dalla professione, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Messina su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha coordinato le indagini – nei confronti di dodici persone tra  Dirigenti e dipendenti del Consorzio per le Autostrade Siciliane.

L’operazione di oggi chiamata “Tekno– Incentivi Progettuali” vede coinvolti anche 57 indagati tutti dipendenti del C.A.S. – è l’epilogo dell’originaria indagine “Tekno”, culminata nel novembre 2014 nell’esecuzione di ordinanze cautelare personali e reali, in particolare nell’emissione dei domiciliari nei confronti di otto persone.

Nello specifico, nelle varie qualità di funzionari e dipendenti del CAS nonché di incaricati di pubblico servizio, secondo l’accusa, si sarebbero “appropriati di ingenti somme di denaro pubblico, distraendole dalle finalità pubbliche a cui erano destinate, sottoscrivendo e formando decreti di liquidazione di incentivi progettuali affetti da falsità ideologica, con i quali – a fronte della mancata esistenza di un elaborato progettuale o di altra documentazione che giustificasse l’emanazione del decreto stesso o, comunque, a fronte del mancato svolgimento, da parte del partecipanti, di una effettiva attività lavorativa giustificante la liquidazione dell’incentivo – hanno indebitamente  “sottratto”, nel  biennio 2012/2013, complessivamente circa 1,3 milioni di euro dalle casse del consorzio.

I provvedimenti sono stati emessi, su richiesta del Proc. Agg. Sebastiano Ardita e del Sost. Proc. Stefania La Rosa della Procura della Repubblica di Messina.

Renato Panvino ( capo centro Catania)

“E’ il frutto di un’indagine molto complessa durata due anni sull’amministrazione interna del Consorzio per le autostrade siciliane, coordinata dal procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita”. Lo ha affermato il capo centro della Direzione investigativa antimafia di Catania, Renato Panvino all’Ansa. “L’operazione – ha aggiunto il dirigenteo – è ancora in corso in diverse città siciliane dove sono presenti investigatori Dia impegnati nella notifica dei provvedimenti ai dipendenti del Cas, con perquisizioni domiciliari e negli uffici. E’ la prosecuzione dell’operazione già condotta sempre dalla Dia nel 2015 nei confronti di imprenditori e funzionari del Consorzio per le autostrade siciliane che ha fatto luce sull’affidamento degli appalti a ditte compiacenti con modalità di corruzione”.

Furti con la “spaccata”, la polizia ne arresta undici.

Su delega della Procura Distrettuale di Catania, gli investigatori della Squadra Mobile hanno eseguito un provvedimento nei confronti di undici persone accusate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di reati contro il patrimonio, furto aggravato e ricettazione.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Catania, dirette dal sostituto procuratore Gabriele Fragalà e coordinate dal procuratore Carmelo Zuccaro e dal procuratore aggiunto Francesco Puleio, sono scattate in seguito alla commissione del furto perpetrato il 5 ottobre scorso ai danni del negozio di abbigliamento “Ultimoda”, di corso Italia a Catania.

Aggiunto Francesco Puleio

L’aggiunto Francesco Puleio che ha coordinato le indagini, ha ringraziato la polizia di Strato per la splendida operazione. Il magistrato ha spiegato che ci troviamo di fronte a diversi episodi delittuosi che avevano assunto una cadenza allarmante e preoccupante, caratterizzati da vere incursioni che avvenivano con metodi violenti. Da notare che i soggetti agivano con il cronometro in mano, perché’ erano consapevoli di essere intercettati e quindi arrestati.

Dalle indagini, si è scoperto che il tempo impegnato per portare a termine il furto, si svolgevano tra i 45 e 55 secondi.  Il magistrato ha anche spiegato, che le indagini sono state mirate, attente e tempestive. “Sarebbe stata piu’ tempestiva la risposta, non soltanto dalle forze dell’ordine ma anche da parte della magistratura, se i mezzi in termini di uomini, e strumenti dedicati, fossero proporzionati a quelle che sono le necessità della città”.

“Su questo rileviamo –  ha detto Puleio – che la carenza di uomini, soprattutto nelle strutture giudiziarie, comporta che delle risposte che potrebbero darsi con piu’ velocità, devono purtroppo attendere con conseguenze pregiudizievoli in termini di sicurezza e allarme sociale che sono sotto gli occhi di tutti”. Il sostituto procuratore Gabriele Fragalà ha sottolineato come il gruppo operava. La difficoltà nelle indagini è stata legata anche al fatto che non è stato possibile prevedere, anticipare, le mosse degli indagati. Perché il gruppo si costituiva in maniera estemporanea e improvvisata, scegliendo l’obiettivo in maniera estemporanea dopo una perlustrazione. Un gruppo, comunque organizzato.

Le indagini hanno permesso di disarticolare un gruppo ritenuto responsabile di una serie di furti aggravati ai danni di negozi di abbigliamento ed accessori con il metodo della  “spaccata”, con  l’effrazione delle vetrate esterne con l’utilizzo di “auto ariete” o tramite pesanti mazze da lavoro.

Secondo la ricostruzione, alle persone raggiunte dal provvedimento, si è arrivati dopo la visione di alcune immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza cittadino e da altri impianti privati, incrociate con l’analisi delle celle di aggancio delle utenze cellulari presenti sul luogo ed al momento dei furti. Le successive attività di intercettazione telefonica e di analisi dei tabulati telefonici hanno consentito di accertare l’identità dei soggetti che, episodicamente o in modo stabile e permanente, avevano preso parte ai furti commessi con le medesime modalità nei giorni successivi, e di acquisire pertanto elementi di riscontro all’ipotesi investigativa circa l’esistenza di un sodalizio criminale specializzato nei furti con “spaccata”.

Tra i furti contestati c’e’ quello ai danni del negozio Luflà, commesso a Zafferana Etna nel 2016, dell’ottica Angiolucci, commesso di Catania, del calzaturificio Mickey, commesso a San Giovanni La Punta, del negozio “La Bottega Di Ennio”, commesso a Catania, del negozio di abbigliamento “Blu”, commesso a San Giovanni La Punta. Le indagini, avrebbero permesso altresì di individuare, attraverso l’analisi dei tabulati telefonici, gli autori di alcuni furti commessi con analoghe modalità in epoca immediatamente precedente all’episodio del 5 ottobre; in particolare, i furti commessi ai danni del negozio Calabrò, del negozio Ultimoda Emporio, e, del negozio Blu.

Gli indagati raggiunti dal provvedimento sono Domenico Alessandro Messina, di 24 anni, Antonino Castelli, di 27, Luciano Tudisco, di 24, Salvatore Concetto Vaccalluzzo, di 24, Mirko Termini, di 19, Santo Antonio Lorenzo Guzzardi, di 25, che sono stati rinchiusi in carcere, e Santo Alessandro Trentuno, di 25, Antony Michael Platania, di 20, Giovanni Arena, di 27, Salvatore Manganaro, di 23, Agatino Francesco Grasso, di 21, che sono stati posti ai domiciliari. Gli investigatori, coordinati dalla Procura, indagano per accertare se alle persone raggiunte dal provvedimento, siano imputabili anche i furti commessi negli ultimi giorni, portati a termine con lo stesso metodo.

VACCALLUZZO Salvatore
TUDISCO Luciano
TRENTUNO Santo Alessandro
TERMINI Mirko
PLATANIA Anthony Michael
MESSINA Domenico
MANGANARO Salvatore
GUZZARDI Santo
GRASSO Agatino
CASTELLI Antonino
ARENA Giovanni

Pietro Agen: Competitività, carta vincente della Sicilia nella “nuova” Europa

Nel periodico incontro con il Presidente di Confcommercio Sicilia si parla della “nuova” Europa dopo il 60° anniversario dei Trattati di Roma e dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’UE. Per Pietro Agen “la Sicilia può avere un ruolo concreto se riuscirà ad essere competitiva, cioè se saprà offrire qualcosa a chi intende investire nell’Isola. La Sicilia è ricca di potenzialità che non vengono valorizzate e utilizzate per la mancanza di un progetto complessivo che coinvolge i settori produttivi”.

La partecipazione nella Capitale ai festeggiamenti in occasione della ricorrenza dei Trattati di Roma ha posto in luce le attuali “debolezze” dell’Unione Europea, che possono essere superate solo con un “nuovo” riassetto delle normative che la regolano. E’ importante, quindi, che la rappresentanza siciliana al Parlamento Europeo faccia sentire in questo momento la propria voce su un programma di rilancio dello sviluppo ben definito poggiato sulle opportunità che l’UE oggi e domani può dare.

A seguire l’intervista di Salvo Barbagallo a Pietro Agen.

Riprese audio e vide di Vincenzo Vito Schillirò

Dottoressa violentata durante il turno di lavoro, arrestato 26enne

Grazie alla segnalazione di un residente, i carabinieri della compagnia di Acireale sono riusciti ad arrestare un 26enne che poco prima aveva sequestrato, aggredito...