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giovedì 30 marzo 2017
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Liu Jo Luxury, un caso di successo con 4 mln di...

Basilea, 30 mar. (Labitalia) - Il made in Italy nel mondo si fa sentire anche a colpi di orologio. Con quasi quattro milioni tra orologi e gioielli venduti negli ultimi dieci anni in più di 30 paesi Liu Jo Luxury si è, infatti, imposto negli ultimi anni come il caso di successo più clamoroso nel mondo dell'orologio e del gioiello fashion italiano. La brand extension nata dalla partnership tra il brand d'abbigliamento Liu.Jo e la Nardelli Luxury ha presentato le nuove collezioni di orologi da donna e da uomo a Basilea in occasione di Baselworld, la più importante fiera mondiale dell'orologio e del gioiello che si concluderà domani nella città Svizzera. Le novità presentate vanno a completare la ricca offerta sviluppata dalla Nardelli Luxury per Liu Jo Luxury. Costituita nel 2006, la società è cresciuta a ritmi esponenziali diventando una delle poche realtà imprenditoriali italiane a operare nel settore del fashion a livello internazionale. Il fatturato dell'azienda è aumentato costantemente. Nel solo mercato italiano il brand è presente in più di 1.600 punti vendita. Le collezioni di gioielli e orologi di Liu Jo Luxury fanno parte di un concept più ampio, che abbraccia tutto l'universo Liu Jo, presente in 45 paesi e in 3 diversi continenti (Europa, Africa e Asia). Numeri che raccontano la sfida di un marchio in continua espansione. Nardelli Luxury in pochi anni si è imposta come uno dei principali player per le licenze nella gioielleria e nell'orologeria diventando, come evidenzia sempre la stampa di settore, il caso più studiato nelle università italiane. "Partecipiamo con interesse a Baselworld -dice a Labitalia l'amministratore delegato della Nardelli Luxury e direttore creativo di Liu Jo Luxury, Bruno Nardelli- che per noi è una tappa significativa di una strategia volta a intensificare la presenza del brand sui principali mercati, sulla scia del successo riscosso da Liu Jo prima in Italia e poi all'estero. I mercati a cui puntiamo di più sono Europa, Medio Oriente e Cina". L'azienda, unica realtà del settore, dal 2014 ha promosso con il Comitato Leonardo un premio di laurea, che coinvolge giovani studiosi, laureati o laureandi in una ricerca sugli stili di consumo e i bisogni del cliente del fast fashion, individuando le leve di comunicazione e di marketing più efficaci.

Brexit, esperto FinTech: “Futuro da decifrare, ma resta ottimismo”

Roma, 30 mar. (Labitalia) - Un futuro ancora da decifrare, ma con una buona dose di ottimismo. E' il post-Brexit per uno dei professionisti italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito: Luca Sabia, quantenne lucano, che, dopo anni in Italia nel campo della comunicazione aziendale per multinazionali, adesso in Gran Bretagna si occupa di FinTech e finanza alternativa. "Mi sono trasferito nel Regno Unito -racconta Sabia a Labitalia- un paio di anni fa con l'obiettivo di allargare i miei orizzonti professionali, imparare cose nuove e crescere sia personalmente sia professionalmente. Così, con una borsa di studio in tasca e un breve periodo al Financial Times, ho deciso di fondare la mia azienda come conseguenza di un percorso di ricerca iniziato alla Durham University Business School dove ho conseguito un Mba studiando strategia, marketing internazionale e finanza". "Oggi -spiega- mi occupo di FinTech e finanza alternativa con l'obiettivo di aiutare startupper e piccole e medie imprese a raccogliere capitali per lanciare nuove idee di business o far crescere business già esistenti. Il Regno Unito, in questo senso, rappresenta ancora una delle eccellenze mondiali, il luogo ideale dove poter intraprendere un percorso di carriera simile. Infatti, siamo -sottolinea Sabia- in uno dei mercati internazionali più importanti che ha saputo nel tempo attirare i migliori progetti e professionisti. Inoltre, la regolamentazione in vigore è una delle più efficaci al mondo e l'attenzione del regolatore è massima per garantire un mercato sano e trasparente tanto per gli imprenditori che per gli investitori". Ma cosa accadrà dopo la Brexit? "Cosa accadrà nell'era post-articolo 50, dal mio personalissimo punto di vista -sottolinea- è presto per dirlo. Ci sono diverse correnti di pensiero in merito, molto spesso contrastanti tra loro e che riflettono la divisione che la campagna referendaria ha saputo creare. Perciò, prima che un buon negoziato, penso sia opportuno ripartire dal cuore del Paese, che non è Londra, per ricostruire una nuova narrativa". "Più in generale, il FinTech, come la finanza alternativa, rappresentano una grande sfida -continua Sabia- per la politica oltre le ragioni della Brexit, e questo ha varie cause. Per esempio, la frammentazione dei mercati portata dalla costante innovazione tecnologica richiede alla politica un grande sforzo per unire i vari frammenti". "Più in particolare, il tema dell'attrazione del migliore capitale umano in circolazione -conclude Sabia- potrebbe diventare un tema da affrontare nel futuro prossimo e non è il solo. Penso, per esempio, all'impatto che i negoziati potranno avere sul pound e sull'inflazione e quindi più in generale sulla bilancia commerciale e sulla capacità di investimento da parte degli investitori privati. Insomma, un bel rebus, ma da quanto visto finora resto ottimista".

Nel quarto trimestre 2016 il tasso di occupazione sale al 57,4%

Roma, 30 mar. (Labitalia) - Nel quarto trimestre 2016 prosegue la tendenza all'aumento dell'occupazione su base annua e si registrano lievi segnali di crescita in termini congiunturali con un tasso di occupazione destagionalizzato pari al 57,4%, in crescita di un decimo di punto rispetto al trimestre precedente. Lo indica la nota congiunta di Istat, il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, l'Inps e l'Inail sulle tendenze dell'occupazione relativa al quarto trimestre 2016 da cui emerge come il tasso di occupazione, considerando l'ultimo decennio 2007-2016, recupera due punti percentuali rispetto al valore minimo (terzo trimestre 2013, 55,4%), ma è ancora distante di quasi un punto e mezzo da quello massimo (secondo trimestre 2008, 58,8%). Le dinamiche del mercato del lavoro nel corso del 2016 si sono sviluppate in un contesto di crescita moderata del prodotto interno lordo. In particolare, nel quarto trimestre del 2016 il Pil ha segnato un aumento congiunturale dello 0,2% e un tasso di crescita tendenziale dell'1%; l'input di lavoro misurato in termini di Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) mostra una dinamica lievemente superiore a quella del Pil (+0,3% sotto il profilo congiunturale e +1,2% in termini tendenziali). In questo contesto, la nota segnala come l'insieme dei dati provenienti da fonti diverse mette in luce come la crescita tendenziale dell'occupazione continui ad essere interamente determinata dalla componente del lavoro dipendente sia, in termini di occupati complessivi (+1,5% Istat-Rfl) sia di posizioni lavorative riferite specificamente ai settori dell'industria e dei servizi (+2,6% Istat-Oros). L'andamento tendenziale trova conferma nei dati relativi alle Comunicazioni obbligatorie (ministero del Lavoro e delle politiche sociali - CO) rielaborate (+478 mila nella media del quarto trimestre 2016 rispetto al quarto trimestre 2015) e nei dati dell'Inps-Osservatorio sul precariato riferiti alle sole imprese private (+326 mila posizioni lavorative al 31 dicembre 2016 rispetto al 31 dicembre 2015). L'aumento tendenziale delle posizioni lavorative dipendenti nelle imprese dell'industria e dei servizi riguarda tutte le classi dimensionali d'impresa. Con un +7,2% annuo nel quarto trimestre del 2016 si registra un rallentamento della crescita tendenziale dei voucher che si era avuta nei trimestri precedenti (+25,3% nel terzo, +32,2% nel secondo e +35,7% nel primo trimestre del 2016). La crescita annuale nel 2016 risulta del 23,9%, pari a 134 milioni di voucher venduti.

Cia, in agricoltura redditi giù dell’8% è urgente intervenire

Roma, 30 mar. (AdnKronos) - L'agricoltura crea valore, ma non 'paga' chi la fa. Sembra un paradosso eppure è la realtà italiana. Mentre il comparto fattura oltre 57 miliardi di euro sui campi, i redditi degli agricoltori calano dell'8% annuo (contro la media Ue del 2%). E' lo scenario allarmante che emerge dalla VIII Conferenza economica della Cia-Agricoltori Italiani, in corso a Bologna. Come se non bastasse, mentre l'export del Made in Italy agroalimentare macina un record dopo l'altro superando la soglia di 38 miliardi sui mercati esteri, i prezzi pagati ai produttori nel Paese diminuiscono di un altro 5% nell'ultimo anno. E mentre il settore primario crea occupazione con quasi 1,2 milioni di unità attive, l'imprenditore agricolo perde un giorno di lavoro su quattro per assolvere pratiche e adempimenti burocratici. "Una distorsione che va corretta, con interventi urgenti che finalmente restituiscano centralità all'agricoltura, rafforzando il suo ruolo lungo la catena del valore", chiede la Cia spiegando che un'equa redistribuzione dei rapporti nella filiera, tra le fasi a monte e quelle a valle, oggi non è più rinviabile. Così come la semplificazione burocratica e una migliore organizzazione commerciale del prodotto. Per pagare un caffè al bar, l'agricoltore tipo dovrebbe mettere sul bancone oltre 2 chili di riso o almeno 11 uova. L'allevatore dovrebbe consegnare più o meno 3 litri di latte e chi fa agrumi oltre 5 chili di arance -ricorda la Cia-. Ma anche per comprare un biglietto del cinema, un produttore dovrebbe vendere quasi 18 chili di patate, che oggi 'valgono' circa 45 centesimi al chilo, mentre al consumatore vengono proposte a 1,50 euro con un ricarico del 233%. Tutto questo mentre ogni azienda agricola è costretta a fornire oltre 2 chili di materiale cartaceo per una sola pratica Psr e, prima di poter commercializzare un litro di latte, deve superare 7 step normativi e mettere in conto uscite per la gestione aziendale di 20 mila euro l'anno. Non è un incubo né uno scherzo: questa è la situazione vera dell'agricoltura italiana, che da troppi anni combatte con il crollo dei prezzi sui campi e con la forbice esorbitante nella filiera agroalimentare tra i listini all'origine e quelli al consumo, dove in media per ogni euro speso dal consumatore, solo tra i 15 e i 18 centesimi arrivano nelle tasche del contadino.

Areva: cede Areva Ta a consorzio guidato da Stato francese

Parigi, 30 mar. (AdnKronos) - Il gruppo nucleare francese Areva ha perfezionato la cessione della sua partecipazione di maggioranza in Areva Ta, la sua controllata specializzata nella propulsione nucleare e che occupa circa 1.500 dipendenti. Al termine...

Imr Automotive: grazie a Simest acquista Industrialesud di Teramo

Roma, 30 mar. (AdnKronos) - Simest, società del polo dell'export e dell'internazionalizzazione del gruppo Cdp, sostiene la crescita europea dell'azienda lombarda Imr Automotive Spa, specializzata nella produzione di componenti in materiali compositi e plastici per le carrozzerie delle automobili. E' stato infatti siglato un accordo per l'acquisizione della Industrialesud Spa di Teramo, che opera nella componentistica per l'industria dell'automobile con focus nel segmento degli interni. La quota di Simest è pari al 18,75%, per un investimento di 7,5 milioni di euro. Grazie al supporto di Simest, il gruppo Imr diventa uno dei più importanti player europei nel settore automotive: amplia la sua attività ad un settore complementare, acquisisce nuova clientela e persegue l'obiettivo di raddoppiare il fatturato (a oltre 400 milioni di euro) entro il 2021.

Imr Automotive: grazie a Simest acquista Industrialesud di Teramo (2)

(AdnKronos) - Il gruppo Imr, con sede principale a Carate Brianza (MB), è specializzato sugli esterni di veicoli di gamma Luxury e Premium. Tra i primi 10 clienti Cnh, Volkswagen, Fca, Audi e Ferrari. Dispone inoltre di altri tre stabilimenti in Italia - Torino, Mondovì (CN) e Albiate (MB) ? e di tre stabilimenti in Europa, due in Germania e uno in Spagna. Il Gruppo Industrialesud ha tre stabilimenti produttivi: Teramo, Jawor (Polonia) e Olesa (Spagna). In Europa, il Gruppo dispone inoltre di sette centri logistici nelle immediate vicinanze degli stabilimenti produttivi dei principali clienti (Grugliasco per Maserati, Melfi per Fca, Cassino per Alfa Romeo, Olesa per Seat, Ingolstadt per Audi, Wolfsburg per VW e Opel e Landau per BMW). Sia Imr, sia Industrialesud sono stati clienti anche di Sace che, per entrambi, è intervenuta a supporto dei piani di sviluppo internazionale della produzione.

Sace: con Bnp Paribas 14,8 mln a Garanti Leasing per macchinari...

Roma, 30 mar. (AdnKronos) - Bnp Paribas Export Finance ha organizzato, in qualità di Sole Mandated Lead Arranger e Agente, un finanziamento da 14,8 milioni di euro, garantito da Sace (gruppo Cdp), in favore di Garanti Leasing, una delle principali società di leasing in Turchia, per l'acquisto di beni strumentali Made in Italy da parte di buyers turchi. La linea di credito, della durata di 7 anni, si legge in una nota, è infatti destinata a supportare i contratti di fornitura in corso di assegnazione ad aziende italiane, soprattutto pmi attive nel settore della meccanica strumentale. "Saranno direttamente le pmi turche nostre clienti ad utilizzare questa linea di credito per importazioni di beni di investimento dall'Italia, principalmente destinati ai settori tessile, costruzioni, industria alimentare e della lavorazione della carta. Supportiamo gli investimenti dei nostri clienti da 27 anni e continueremo a farlo forti anche di questa nuova partnership", sottolinea Unal Gökmen, General Manager di Garanti Leasing. Con questa nuova operazione,sottolinea Yeliz Tufekcioglu, responsabile dell'ufficio di Sace a Istanbul, "Sace conferma il crescente interesse verso il mercato turco, in cui vediamo ottime possibilità di sviluppo per le imprese italiane, grazie anche all'utilizzo del canale del leasing".

Sace: con Bnp Paribas 14,8 mln a Garanti Leasing per macchinari...

(AdnKronos) - Per questo oggi, aggiunge, "insieme a Bnp Paribas, siamo orgogliosi di poter collaborare con uno dei maggiori player del settore in Turchia come Garanti Leasing, fornendo servizi e soluzioni personalizzate agli esportatori italiani e ai loro clienti turchi". Bnp Paribas, rileva Luca Lunari, responsabile Export Finance Italia Bnp Paribas, "è attivo in oltre 70 paesi nel mondo e questo, insieme al suo know how nel campo bancario-finanziario, pone il gruppo come interlocutore privilegiato per operazioni a supporto delle imprese che vogliono crescere nel mondo ed essere sempre più protagoniste sui mercati globali. La partnership con Sace, inoltre, permette di sostenere ulteriormente il Made in Italy all'estero, dove è già conosciuto per la qualità e l'unicità dei suoi prodotti". Negli ultimi dieci anni il settore della meccanica strumentale in Turchia ha saputo attrarre quasi 800 milioni di dollari di investimenti esteri grazie anche a un tessuto imprenditoriale molto dinamico, fatto di pmi competitive e flessibili. In questo quadro, grazie all'elevata specializzazione e qualità dei prodotti, l'export di macchinari Made in Italy trova ancora ampio margine di sviluppo in Turchia e, con circa 2,6 miliardi di euro nello scorso anno, pesa per circa un quarto sul totale dei beni italiani venduti nel Paese.

Voucher, rallenta la vendita nel quarto trimestre 2016

Roma, 30 mar. (AdnKronos) - Con un +7,2% annuo nel quarto trimestre del 2016 si registra un rallentamento della crescita tendenziale dei voucher che si era avuta nei trimestri precedenti (+25,3% nel terzo, +32,2% nel secondo e +35,7% nel primo trimestr...