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Almalaurea, quasi la metà dei laureati disposta a trasferirsi all’estero

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Parma, 16 mag. (Labitalia) - Quasi la metà dei laureati è disposta a trasferirsi all'estero sia per studio che per lavoro. E' quanto emerge dal XIX Rapporto sul Profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati, realizzato dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea e presentato oggi, in occasione del convegno 'Università e skill nella seconda fase della globalizzazione', presso l'Università di Parma. Per quanto riguarda le prospettive di lavoro, alla storica mobilità per studio-lavoro lungo la direttrice Sud-Nord, che continua a caratterizzare l'Italia, si affianca da qualche tempo quella verso i Paesi esteri. Questi costituiscono un obiettivo al quale guarda un numero crescente di giovani neolaureati, non solo per lo studio ma anche come possibile meta lavorativa. Con tutta probabilità le difficoltà a trovare un'adeguata collocazione nel proprio Paese spingono i laureati a rendersi disponibili a varcare le Alpi. La disponibilità a lavorare in un altro Stato europeo è dichiarata dal 49% dei laureati (era il 38% nel 2006); il 35% è addirittura pronto a trasferirsi in un altro continente. Nonostante i luoghi comuni che dipingono i laureati poco propensi a spostarsi per lavoro, si rileva una diffusa disponibilità ad effettuare trasferte anche frequenti (27%), ma anche a trasferire la propria residenza (52%). Solo il 3% non è disponibile a trasferte. Il 10,6% dei laureati del 2016 ha svolto esperienze di studio all'estero riconosciute dal corso di studi (nel 2006 erano il 7,6%): più nel dettaglio, ciò è avvenuto per oltre l'8% utilizzando programmi dell'Unione europea (Erasmus in primo luogo) e per il 2% attraverso altre esperienze riconosciute dal corso di studi (Overseas, ecc.). I laureati triennali sono tendenzialmente meno coinvolti da tali tipi di esperienze (8%) rispetto ai laureati magistrali a ciclo unico (15%) e a quelli biennali (15%); a questi ultimi si aggiunge un'ulteriore quota di laureati che ha partecipato a programmi comunitari di studio all'estero solamente durante il percorso triennale e che porta così a una quota totale del 19% nell'arco del 3+2: un valore prossimo all'obiettivo fissato in sede europea per il 2020 pari al 20%. Inoltre, l'8% del complesso dei laureati ha sostenuto esami all'estero poi convalidati al rientro e il 5% (quota che sale al 9% fra i laureati magistrali biennali) ha preparato all'estero una parte significativa della tesi. Dal Rapporto emerge la figura di un laureato che vanta apprezzabili conoscenze linguistiche: la quota dei laureati 2016 con una conoscenza 'almeno buona' dell'inglese scritto si aggira sul 76% e raggiunge l'80% tra i laureati magistrali biennali. Ha compiuto un'esperienza di tirocinio curriculare o stage riconosciuta dal corso di studi il 56% dei laureati (erano il 44% nel 2006). Nel dettaglio, ha svolto tirocini il 59% dei laureati triennali (oltre i due terzi dei quali sono stati svolti al di fuori dell'università), il 41% dei laureati magistrali a ciclo unico (quota che risente soprattutto delle caratteristiche dei laureati in Giurisprudenza) e il 58% dei laureati magistrali biennali; a questi ultimi si sommano oltre 12 laureati su 100 che hanno fatto esperienze di tirocinio soltanto durante la triennale, portando la quota complessiva di laureati magistrali biennali con esperienze di stage a poco meno del 71%. Il 70% dei laureati che ha svolto queste esperienze esprime un'opinione decisamente positiva sui tirocini organizzati dal corso di studi. Negli ultimi dieci anni si è comunque registrata una flessione della quota di laureati con esperienze di lavoro durante gli studi (dal 75% al 65%), probabilmente per effetto sia della crisi economica sia del progressivo ridursi della quota di popolazione adulta iscritta all'università. Le esperienze di lavoro hanno caratterizzato il 65% dei laureati triennali, il 58% dei magistrali a ciclo unico e il 67% dei magistrali biennali. ? ?